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venerdì 20 dicembre 2019

RISOTTO AL PANFORTE, PECORINO TOSCANO E ACETO BALSAMICO


Come ho già riportato, dal 21 al 23 novembre ho avuto l'onore di essere ospite della CNA di Siena Food and Tourism per un approfondimento sui dolci senesi ed il nostro impegno è di fare delle ricette utilizzando i tre dolci tipici inserendoli nelle ricette come ingredienti e non come prodotti.
Con questo piatto con il Panforte completo il trittico.
Anche il Panforte ci è stato gentilmente offerto dal Forno di Ravacciano presente da più di 50 anni a Siena e che abbiamo visitato nel corso del Tour e con l'occasione ringrazio ancora i gentilissimi Giodisca e Fabio.
Come anticipato la terza ricetta, come da programma riportato dal  Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge prevede l'utilizzo del Panforte.
Dopo un anno dall'apertura di questo blog (circa 8 anni fa) avevo provato a farlo ed era venuto buono anche se, chiaramente, quello di Giodisca e Fabio ha una marcia in più. Diciamo anche due.



Nei giorni trascorsi a Siena avevo già pensato a utilizzare il Panforte per un risotto e più ci pensavo più mi convincevo. Anche in questo caso me la canto e me la suono in quanto la Manu non ha voluto neppure assaggiarlo.
Personalmente l'ho trovato gradevole in quanto l'aceto balsamico affievolisce la dolcezza del miele. Penso che prossimamente proverò a farne una versione con limone o arancio al posto dell'aceto.





INGREDIENTI
 (per 4 persone)
320 gr riso Carnaroli del Pavese
80-100 g di panforte artigianale senese
Mezzo bicchiere di vino bianco secco
2 cucchiai di pecorino toscano grattugiato
1 noce di burro
Mezzo bicchiere di aceto balsamico
Qualche mandorla tritata
Brodo vegetale
Sale
Pepe

PREPARAZIONE
Preparare un classico brodo vegetale.
In un pentolino versare un mestolo di brodo caldo e aggiungere il panforte tritato grossolanamente. Fare sobbollire fino a sciogliere la parte mielosa del panforte fino ad ottenere un liquido denso distinguendo i canditi e le mandorle quindi tenere in caldo.
Versare il riso nella pentola ben calda e farlo tostare bene; versare il vino e farlo evaporare.
Portare a cottura il risotto aggiungendo a più riprese il brodo bollente.
Nel frattempo scaldare un pentolino e quando sarà ben caldo versare l'aceto balsamico; fare sfumare quindi abbassare la fiamma e fare ridurre leggermente.
Quasi al termine della cottura del risotto aggiungere il panforte sciolto e amalgamare bene. Aggiustare di sale e pepe e terminare la cottura.
Togliere dal fuoco il risotto, aggiungere il pecorino toscano grattugiato ed il burro, mescolare bene molto velocemente muovendo anche la padella quindi fare riposare un paio di minuti mettendo il coperchio interponendo un panno.
Versare il risotto nel piatto caldo e completare aggiungendo qualche goccia di aceto balsamico e la granella di mandorle.

giovedì 20 aprile 2017

RISOTTO AI RAVANELLI CON PESTO DELLE LORO FOGLIE


È diverso tempo che non pubblico una ricetta di un risotto.
Probabilmente perché quando lo propongo mia moglie è affezionata ai soliti 3 o 4 e finisco che l'accontento e faccio sempre quelli. 
Quale migliore occasione della giornata del risotto alla parmigiana per proporne uno nuovo.
È stato indicato il risotto alla parmigiana per distinguerlo dal risotto alla milanese e dai risotti di pesce in quanto avranno una loro giornata dedicata.
Quindi nella giornata del risotto alla parmigiana sono compresi quei risotti che hanno una mantecatura con formaggio e burro o olio evo e che, di norma, vengono serviti all'onda.
Questa base si poteva declinarla a piacimento.


Inizialmente avevo pensato ad un riso con le lumache stufate ma ho desistito perché tra qualche giorno ci sarà la giornata dedicata alle lumache e ho già una certa idea.
Qualche giorno fa ho letto che le foglie dei rapanelli sono commestibili e, visto che amo questo ortaggio, ho pensato a come utilizzarlo in un risotto.
Ho deciso:
  • di usare la buccia per realizzare una salsa con cui "colorare" il risotto
  • di fare saltare la polpa con un poco di aceto di mele per un pizzico di acidità 
  • di fare una specie di pesto cremoso con le foglie
Quando ho detto a mia moglie cosa avrei preparato è rimasta perplessa perché, secondo lei, i rapanelli non vanno cotti ma alla fine è rimasta piacevolmente sorpresa.



Con questa ricetta partecipo a 20 aprile 2017 giornata del risotto alla parmigiana del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge
INGREDIENTI (per 4 persone)
320 g di riso Carnaroli
15 rapanelli
1 patata piccola
1 scalogno
Un mazzettino di foglie di rapanello
Formaggio grana grattugiato
30 g di burro
Olio extra vergine di oliva
2 cucchiai di aceto di mele
Brodo vegetale
Sale
Pepe bianco

PREPARAZIONE
Preparare il classico brodo vegetale (io ne conservo un po' in freezer).
Pulire, lavare e asciugare bene i rapanelli. Affettare una ventina di fette di rapanelli per la decorazione. Pelare il resto e tagliare la polpa a cubetti. Frullare le bucce con un cubetto di ghiaccio.
Fare scaldare, a fiamma moderata, l'olio evo nella pentola che verrà utilizzata per la cottura del risotto, aggiungere lo scalogno e la patatina tagliati sottili; farli stufare bene aggiungendo, se necessario, un poco di brodo.
Quando si saranno ben ammorbiditi toglierli dalla padella versali nel bicchiere del mixer insieme alle foglie di rapanelli appena scottate in acqua bollente e immediatamente raffreddate con acqua e ghiaccio ciotola. Frullare il tutto aggiungendo un poco di olio evo a filo.
In un pentolino versare l'aceto di mele e la dadolata di rapanelli. Cuocere fino a che l'aceto non sarà evaporato.
Tagliare il burro a cubetti e metterlo nel freezer.
Rimettere la padella sul fuoco alzando leggermente la fiamma, versare il riso e farlo tostare molto bene quindi aggiungere il brodo ben caldo e proseguire la cottura del riso aggiungendo poco brodo alla volta e mescolando in continuazione. A metà cottura aggiungere la salsa e i pezzetti di rapanelli. 
Aggiustare di sale e pepe e portare il riso a cottura.
Togliere la padella dal fuoco, aggiungere il formaggio grana e il burro e mantecare bene il riso aggiungendo un poco di brodo per eventualmente ammorbidirlo e renderlo all'onda.
Servire in piatti caldi decorando con la crema di foglie e le fettine di rapanello.

lunedì 25 agosto 2014

RISOTTO PROFUMATO ALLA MENTA CON CIPOLLOTTO, ASIAGO E ZAFFERANO



Ultimamente, le poche volte che mi capita di cucinare a casa, mia moglie mi chiede di preparare un risotto cosa che faccio molto volentieri anche perché il riso è un ingrediente che ti consente di spaziare con la fantasia tra una varietà infinita di possibilità.
Chiaramente le richieste di mia moglie non avvengono con un adeguato anticipo ma solitamente poco prima di iniziare a cucinare per cui tu puoi anche spaziare con la fantasia che però viene assolutamente limitatai a quanto c'è nel frigorifero ed in dispensa; questo risotto rientra pienamente nella tipologia.
Ho utilizzato il safran (zafferano) in pistilli che avevo acquistato a Casablanca quando ero stato in crociera tempo fa. Differentemente dal classico zafferano in polvere ha un profumo più marcato e tende a colorare un po' di meno.
Il profumo di menta, pur sentendosi, non era comunque forte e resta una variabile a proprio gusto decidendo se aumentare o diminuire il quantitativo aggiunto al brodo.
La scelta dell'Asiago mezzano rispetto al pressato o allo stagionato è dovuta al voler ottenere un buon compromesso tra il sapore e la facilità di scioglimento e di cremosità.



sabato 8 marzo 2014

RISOTTO AI LAMPONI E ROBIOLA PER UNLAMPONELCUORE


Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" della Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/), nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".



Sono venuto a conoscenza della cooperativa Agricola Insieme da questo post pubblicato da Annamaria sul suo blog La cucina di qb ed il suo racconto non ha potuto emozionarmi e quando Wonder Woman Alessandra ha proposto l'iniziativa che poi ha preso il nome di Unlamponelcuore non ho potuto esimermi dal partecipare.
Mi fa oltremodo piacere che questa iniziativa avvenga l'8 marzo, festa della donna e, come riportato nella fotografia iniziale del post, per un 8 marzo senza la solita mimosa.
Voglio sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. Personalmente trovo la festa della donna una non festa perché non viene utilizzata festeggiare la donna in quanto tale ma è l'occasione per parlare dei problemi delle donne. Ma non è parlandone o sensibilizzando l'opinione pubblica un giorno all'anno che si risolvono le differenze che tuttora esistono tra uomo e donna nei più svariati campi. Se si vuole risolverli veramente se ne deve discutere ed affrontare tutti i giorni e non solo l'8 marzo.
Personalmente sono favorevole ad una società matriarcale e sono sempre più convinto che se fossero le donne a tenere il bastone del comando vivremmo in un mondo migliore.
Le donne, pur con tutti i loro difetti, sono molto più razionali, sensibili ed attente al benessere delle persone che le circondano degli uomini.
Parlando in generale, escludendo quindi casi particolari, le donne, rispetto agli uomini, sono molto meno curruttibili e meno propense ad atti di forza bruta.
Non è assolutamente un caso che la Gran Bretagna abbia risolto la crisi in cui era finita grazie ad una donna, Margaret Thatcher e non è un caso che a capo della più grande economia europea ci sia un'altra donna, la tanto detestata Angela Merkel. Detestata dalle altre nazioni ma non sicuramente dai tedeschi.
E quando arriverà una donna che riuscirà a rilanciare anche la nostra Italia. Purtroppo sono abbastanza certo che che detiene le chiavi del potere se ne guarderà bene da lasciare che ciò avvenga perché sono altrettanto sicuro che sono consapevoli che una Angela Merkel italiana impiegherebbe poco tempo ad eliminare privilegi e stonature presenti nella politica italiana.
Il problema è che le donne hanno poca fiducia in loro stesse e nelle loro colleghe e difficilmente, su temi importanti, riescono a fare quadrato altrimenti il potere sarebbe già loro.
Per cui festeggiamo le donne 365 giorni all'anno e aiutiamole nelle loro battaglie perché quello che sanno e sapranno donarci vale infinitamente di più di ogni nostro sforzo. 


Tornando all'iniziativa Unlamponelcuore i blogger partecipanti si sono impegnati a pubblicare una ricetta in cui tra gli ingredienti principali ci fosse il lampone. Secondo voi non potevo non andare controcorrente e non proporre una ricetta salata con alla base un ingrediente che di norma si usa nel dolce? Chiaro che sì, per cui è nata questa idea del risotto ai lamponi e alla robiola. Ricetta che ha avuto come tester mia moglie, mia suocera e i miei figli con approvazione unanime.


lunedì 26 novembre 2012

RISOTTO ALL'AMARO AVERNA


Ed ecco la mia seconda ricetta per la sfida organizzata dall'Amaro Averna tra Filippo La Mantia e i foodblogger.
Nel post relativo alla prima ricetta ho spiegato i motivi per cui ne ho grande stima ed ho accettato con gioia l'invito pervenutomi dall'ufficio stampa della Averna.
Come detto nel post della mia prima ricetta, Filippo La Mantia ha realizzato 4 piatti come Menù di Natale made in Sicily e tutte con l'amaro Averna come ingrediente (qui).

























Delle 3 ricette con cui ho deciso di partecipare, la prima, come secondo piatto, è stato il Petto di pollo all'Amaro Averna (qui).
Per la realizzazione del primo piatto ero molto indeciso se preparare una pasta od un risotto. Come pasta avevo pensato a realizzare delle tagliatelle all'amaro Averna ma poi mi sono arenato sul come condirli e le soluzioni che avevo pensato non mi convincevano del tutto e ho quindi optato per il risotto.
Contrariamente al solito, visto che Filippo La Mantia non usa nelle sue preparazioni né cipolla né aglio, non ho fatto il soffritto di cipolla prima di versare il riso e devo confessare che, in questo caso, non ne ho avvertito la mancanza.
Il risultato è stato sorprendente ed il gusto è veramente delicato anche perché, sfumando bene l'amaro Averna nella cottura del riso e facendolo restringere prima dell'aggiunta finale, la nota amarognola è leggerissima e piacevole al gusto
















Con questa ricetta partecipo alla sfida organizzata dalla Averna - Foodblogger VS La Mantia


INGREDIENTI (per 4 persone)
320 g di riso carnaroli
1,5 bicchiere di Amaro Averna®
1,5 l di brodo vegetale
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
2 noci di burro
2 cucchiai di formaggio grana grattugiato
Sale

PREPARAZIONE
Mettere in una pentola 2 cucchiai di olio evo e, quando è caldo, aggiungere il riso e tostarlo bene.
Versare mezzo bicchiere di Amaro Averna e farlo evaporare bene mescolando di continuo.
Aggiungere un paio di mestolini di brodo e, sempre mescolando e tenendolo bagnato, portare alla cottura il riso (circa 14-15 minuti).
Nel frattempo versare in un padellino un bicchiere di Amaro Averna e portarlo a bollore. Farlo sobbollire fino a che si ridurrà a circa la metà e diventerà cremoso.
Una volta cotto il risotto toglierlo dal fuoco, se necessario, aggiustare di sale, aggiungere le due noci di burro, il formaggio grattugiato e mantecarlo bene muovendolo rapidamente.
Versare il risotto al centro di un piatto piano e battendo leggermente nella parte sottostante farlo distribuire bene. Versare con un cucchiaino la riduzione di Amaro Averna distribuendolo sul risotto.

giovedì 27 settembre 2012

RISOTTO AI FINFERLI


Questa è una ricetta che ha riposato o, visto che si tratta di un risotto, ha mantecato nel blog per un anno prima di essere pubblicata.
Sì perché questo risotto l'avevo preparato verso la fine di settembre dello scorso anno e, all'epoca, non ricordo per quali circostanza non l'avevo pubblicato immediatamente. Poi il tempo è passato ed è passata la stagione dei funghi per cui alla fine ho deciso di aspettare.
La stagione dei funghi è arrivata, anzi, è meglio dire, sarebbe arrivata, peccato che il tempo non è stato dei migliori per cui, quest'anno, da queste parti latitano.
Trovi solo funghi rumeni o, comunque, dei paesi dell'est Europa che non hanno niente a che spartire con i nostri finferli o i nostri porcini.
Di norma, quando uno pensa al risotto con i funghi, lo associa immediatamente ai porcini; personalmente penso invece, che i finferli, per la loro consistenza e per il loro profumo, siano i funghi ideali per il risotto o la pasta.
I porcini li ritengo ideali per altri tipi di cottura, trifolati (qui), alla griglia, impanati, etc.
Di solito preferisco preparare il riso molto "all'onda" ma, questa volta, lo volevo presentare in maniera diversa per cui l'ho tentuto un poco più asciutto.














mercoledì 25 luglio 2012

RISOTTO CON PORRI E ROBIOLA



Questa volta è stato veramente difficile scegliere con che ricetta partecipare al Recipe-tionist di questo mese perchè tra le tante presenti nel blog Un'arbanella di basilico, sono molte quelle che mi ispirano e che incontrano i miei gusti.
Alla fine la scelta non l'ho fatta io ma le circostanze.
Di norma mia moglie ed io andiamo a fare le spese il sabato verso mezzogiorno sia perché a quell'ora c'è meno gente ma, soprattutto, perchè così può dormire un po' di più. Sabato scorso però si è svegliata con un forte mal di testa per cui abbiamo deciso di andare nel pomeriggio.
Si doveva quindi decidere cosa mangiare a pranzo e dopo una rapida occhiata al frigorifero l'alternativa era scegliere tra una pasta ed un risotto.
La Manu mi ha subito espresso il suo desiderio di mangiare un risottino perchè era un po' che non lo facevo per cui di corsa in paese a comprare carota, sedano e cipolla per il brodo e porro e robiola per il risotto.
Sono stato anche fortunato perché in salumeria era appena arrivata una robiola talmente fresca che non aveva ancora cominciato a formarsi la crosta.



Ho seguito abbastanza fedelmente la ricetta di Carla Emilia (qui) apportando solo qualche piccola variante nell'esecuzione del risotto. Ho fatto sfumare e ristretto un po' l'aceto balsamico prima di aggiungerlo e ho completato il piatto con una julienne di porri fritta che da una nota leggermente croccantina che ci sta benissimo.
Il risultato è stato molto apprezzato sia dalla Manu che, udite, udite, dalla suocera.







Con questa ricetta partecipo a "The Recipe-tionist" di Luglio ospitato da Un'arbanella di basilico

domenica 6 maggio 2012

RISOTTO CON ASPARAGI E QUAGLIE



Qualche giorno fa, girando per vari blog, ho visto che era in corso un contest organizzato dal blog L'albero della carambola avente per tema la realizzazione di un piatto che comprendesse gli asparagi e le quaglie. L'abbinamento mi è sembrato molto intrigante e, nonostante in questo periodo non stia partecipando a molti contest, ho deciso di partecipare. Lo stimolo ulteriore mi è stato dato dal fatto che giudice di questo contest è Claudio Sadler, rinomato chef con due locali a Milano, visto che è diverso tempo che mi riprometto, prima o poi, di fare una puntatina o al ristorante o al bistrot.



Non ho dovuto pensare molto per decidere che piatto presentare. Fin da piccolo, la domenica, spesse volte, mia mamma preparava il risotto con le quaglie e uno dei miei risotti preferiti è quello con gli asparagi per cui è stato naturale pensare di realizzare un risotto abbinato ad ambedue gli ingredienti.
La preparazione delle quaglie è un po' diversa da quella che avevo riportato in uno dei miei primi post ma la cottura ed il sapore hanno risposto pienamente alle mie aspettative.





Con questa ricetta partecipo al contest La sfida del 2" del blog L'albero della carambola


domenica 15 aprile 2012

RISOTTO AI "VIRZULì"


Che io mi ricordi ho sempre sentito parlare di ricette della cucina popolare bresciana realizzate con un'erba spontanea il cui nome scentifico è silene vulgaris ed in italiano è conosciuta come silene, erba del cucco, strigoli, bubbolini, carletti e che ha innumerevoli denominazioni dialettali.
In bresciano si chiama "virzulì", ma non l'avevo mai né assaggiata, né utilizzata.
Emanuela mi ha spesso detto che nel minestrone dona un sapore inconfondibile e straordinario ma che è perfetta per un risotto o per una frittata.
Mi sono informato un pochino su questa erba che è molto comune ed è conosciuta ed utilizzata in ogni parte d'Italia.
È una pianta che cresce ovunque soprattutto nei prati, in prossimità dei muri e lungo le strade ma pare che negli ultimi anni se ne sia ridotta la presenza.
Pare che questo sia il periodo migliore per il suo utilizzo per cui ho chiesto alla mia fruttivendola Roberta se poteva procurarmene un pochino.
Mi ha risposto che avrebbe provato ma che molto raramente l'aveva vista in vendita al mercato ortofrutticolo.
Venerdì sera sono passato da lei e, non avendoli trovati al mercato, ha mandato suo padre a raccoglierli e  me ne ha regalato un sacchetto.
Non mi rimaneva che decidere come prepararli.
Confesso che ero molto tentato di preparare un pesto per condire la pasta ma alla fine, visto che era la prima volta che li usavo, sono rimasto sul classico ed ho fatto questo risotto e una frittata che sarà oggetto di un prossimo post.



INGREDIENTI (per 4 persone)
320 gr riso Carnaroli del Pavese
2 manciate di foglie di verzulì
100 g di formaggio morbido di malga
50 gr di burro
Mezzo bicchiere di vino bianco secco
Mezza cipolla bianca
Olio extra vergine d'oliva
Brodo vegetale
Sale

PREPARAZIONE
Preparare un classico brodo vegetale.
Pulire, lavare ed asciugare bene i virzulì.
Mettere a bollire dell'acqua in un pentolino e preparare una ciotola con acqua e ghiacco.
Quando l'acqua bolle versare i virzulì e, dopo una decina di secondi, toglierli e trasferirli nella bacinella con acqua e ghiaccio. Quando saranno raffreddati, toglirli, strizzarli bene, sminuzzarli grossolanamente e tenerli da parte.
Nella pentola di cottura del risotto versare un poco di olio EVO ed aggiungere la mezza cipolla tritata finemente; fare cuocere a fiamma bassa fino a che non diventi trasparente.
Unire il riso e farlo tostare bene per un minuto; versare il vino e farlo evaporare.
Portare a cottura il risotto aggiungendo a più riprese il brodo bollente.
Quasi a termine cottura aggiustare di sale ed aggiungere i virzulì.
Togliere dal fuoco, aggiungere il formaggio di malga a dadini ed il burro.
Fare riposare un minuto coperto con un panno quindi mantecare il risotto.
Versare il risotto nel piatto e guarnire con foglioline di virzulì.

mercoledì 25 gennaio 2012

RISOTTO YIN E YANG

Quando Valentina - My taste for food - mi ha preannunciato che avrebbe organizzato con Cinzia - Essenza in cucina - un contest mensile lungo un anno con tema i colori ne sono stato entusiasta e le ho promesso che avrei partecipato.
Per il mese di gennaio i colori scelti sono il bianco ed il nero. Il bianco ed il nero? Ma sono due non colori. E poi, sono i colori della Lupa, contrada nemica della mia ISTRICE; sono anche i colori dei gobbi (volutamente minuscolo) anche se, ultimamente, per mera questione economica, usano anche una maglia rosa shocking.
Mannaggia; però una promessa è una promessa per cui pensa e ripensa mi è venuto in mente che uno dei miei simboli preferiti è quello che nella filosofia cinese contrappone Yin e Yang.
Perché mi piace? Perchè i simboli sono perfettamente identici, perché sono assolutamente complementari, perché l'uno non può esistere senza l'altro, perché quando termina uno inizia l'altro, perché nulla può essere totalmente Yin o totalmente Yang. Quest'ultimo completa ciò che sostengo da sempre: "Non esiste il bianco e non esiste il nero, esistono una infinità di grigi". Così in tutte le cose della vita.

E' stata una scelta quasi obbligata quella di scegliere il riso per realizzare questo piatto e penso di essere riuscito a riprodurre il simbolo Yin e Yang.


Con questa ricetta partecipo al contest Colors and food, what else? di My taste for food e di Essenza in cucina

mercoledì 9 novembre 2011

RISOTTO ALLA BARBABIETOLA CON SALSA AL FRANCIACORTA

 
Ho aspettato a pubblicare questo post che il peggio fosse passato. E' facile essere solidali con popolazioni che subiscono eventi come quelli verificatisi nelle ultime settimane in Liguria e Toscana, nei momenti immediatamente successivi a queste tragedie.
E' più difficile non dimenticarsene.
Le immagini che ci hanno fatto vivere quasi in diretta questi momenti ci hanno colpiti per la loro drammaticità ma vedere la reazione della popolazione, vedere centinaia di persone impegnate nel fango a sgomberare, ripulire, cercare di riportare quei luoghi allo stato precedente all'alluvione, ci ha fatto capire che siamo un grande Paese.
Purtroppo, come sempre, si è aperto il gioco dello scarico di responsabilità e pare che in questo i nostri politici ed amministratori locali siano da tempo immemorabile Campioni del Mondo.
Qualcuno, un giorno, ha detto che i politici e gli amministratori locali sono lo specchio del popolo che rappresentano.
NON E' VERO.
Noi italiani non ci meritiamo tali persone o, più probabilmente, sono loro che non ci meritano.
Nel suo piccolo questa ricetta aderisce all'iniziativa di Patrizia de La Melagranata rivolta a diffondere le coordinate bancarie per aiutare una cooperativa sociale di Borghetto Vara devastata dalle inondazioni della scorsa settimana nelle cinque terre. La Cooperativa Gulliver si prende cura di anziani, disabili e bambini. Questi ultimi erano accolti in due Comunità educative dove potevano trovare calore e speranza per il loro futuro.
Il mio invito è di dare un pensiero ed un aiuto anche a questi bambini.
Può sembrare poco, una piccola goccia, ma anche gli oceani sono composti da tante piccole gocce. (NB: ero indeciso se riportare questa frase in quanto è stata proprio l'acqua a creare una tale devastazione ma penso che il messaggio sia più forte di un riferimento che potrebbe risultare, per qualcuno, quanto meno inopportuno).



Ho scelto questa ricetta ricavandola dalle tante pubblicate da Menù Turistico che questo mese ospita "The Recipe-tionist" ideato da Flavia di Cuocicucidici e che Alessandra e Daniela hanno vinto lo scorso mese. 
Alessandra e Daniela sono di Genova per cui mi è parso naturale abbinarle con l'iniziativa di Patrizia.
Il gioco consiste nel riprodurre un piatto del blog ospitante e, nonostante non vada matto per la barbabietola, come abitante della Franciacorta, non potevo non scegliere questo risotto ideato, tra l'altro da Gualtiero Marchesi che ci onora di aver scelto la nostra terra per il suo ristorante, l'Albereta. Qui trovate il post originale.



A differenza di quanto previsto dalla ricetta di Menù Turistico non ho centrifigato le barbabietole ma le ho frullate e passate al colino fine schiacciandole con un cucchiaio per ottenerne il succo.
Normalmente non commento mai i miei piatti ma, in questo caso, essendo una riproduzione di un piatto di un altro blog faccio un'eccezione.
La salsa al Franciacorta è straordinaria e, mentre la gustavo, la mia mente è partita per la tangente pensando in quale altra ricetta potrò replicarla. L'abbinamento con il risotto è veramente azzeccato: il sapore sapido della salsa con quello più neutro, vagamente dolciastro del risotto è straordinario. Complimenti a Marchesi che l'ha ideato ed un grazie grande ad Alessandra e Daniela per avermelo fatto scoprire.


Con questa ricetta partecipo a "The Recipe-tionist" di Novembre ospitato da Menù Turistico

domenica 4 settembre 2011

RISOTTO AI FUNGHI PER MIO FRATELLO

Oggi, 4 settembre, mi fratello Marco compie 47 anni.
Noi non potremmo essere più diversi, sia fisicamente che caratterialmente.
Mio fratello è nato a Siena e questa è una cosa che gli invidio.
E' stato battezzato contradaiolo della Sovrana Contrada dell'Istrice prima ancora di ricevere il battesimo cristiano.

Stemma e motto sulla fonte battesimale

Le origini dei nostri genitori sono da parte di padre decisamente lombarde (pare che il nostro cognome abbia origini longobarde), mentre da parte di madre venete (bellunesi - vicentine), per cui credo che l'aver respirato, appena nato, l'aria toscana, abbia dato a mio fratello quello spirito polemico innato nei toscani.
Per Marco ogni discussione è buona per aprire una polemica e, chiaramente, l'ultima parola deve essere la sua.
E' sempre stato, fin da piccolo, quello che si può definire un "bastian contrario". Tu dici bianco e puoi stare sicuro che lui dice nero.
Anche nel tifo sportivo si è sempre contrapposto a me.
Nel calcio io tifo da sempre Inter e lui .... Milan.
Nel basket io tifoso dell'Olimpia Milano, la grande Simmenthal, e lui .... Ignis Varese.
In Formula Uno io tifoso da sempre della Ferrari, lui .... Alfa Romeo (quando c'era).
E potrei andare avanti ad elencare all'infinito.
Penso che le uniche cose su cui concordiamo sono l'amore per l'Istrice e per le .. donne (anche se pure in questo i gusti sono differenti).
Ma nonostante queste, chiamiamole divergenze, siamo molto legati e ciascuno di noi sa che per qualsiasi cosa può contare sull'appoggio dell'altro.
Marco adora il risotto. Ne è veramente goloso anche se lo mangia in modo "barbaro" con il cucchiaio e ho pensato quindi di dedicargli questa ricetta che cerca di riprodurre il risotto che è nel menù del Ristorante Villa Carpino di Ome. Non avendo la ricetta precisa ho cercato di estrapolare gli ingredienti in base ai sapori e credo e spero di essermi avvicinato all'originale.


 


mercoledì 15 giugno 2011

RISOTTO CON CAPPERI E CAFFE'

Qualche anno fa mia mogle ed io abbiamo preso una giornata di ferie e siamo andati a Padova visto che lei non c'era mai stata ed io l'avevo sempre vista di sfuggita.
Ho voluto farle una sorpresa e siamo andati a pranzo a "Le Calandre" a Rubano, il ristorante dei fratelli Alajmo. Lo chef Massimiliano Alajmo è considerato uno dei migliori d'Italia vista anche la sua giovane età. Abbiamo preso il menù degustazione. Tutto eccellente con un dessert spettacolare: il Gioccolato. La versione 2011 di questo dessert prevede 11 assaggi mentre allora, era il 2003, erano 7, da mangiare rigorosamente nella sequenza indicata. Se dopo tanti anni ci ricordardiamo le emozioni che ci aveva trasmesso questo dessert vuol dire che era veramente speciale. L'altro giorno cercando nella rete di questo dessert ho scoperto che Massimiliano Alajmo ha proposto anche questa ricetta. Sono un amante dei risotti, i capperi li metterei dappertutto e sono un caffè dipendente; potevo non provare a rifare questa ricetta che non sarà nuova nella blogosfera ma mi intrigava parecchio?
Nella ricetta originale vengono utilizzati capperi di Pantelleria: io ho utilizzato dei normali capperi sotto sale.


Con questa ricetta partecipo al contest di La massaia canterina - I love coffee



sabato 14 maggio 2011

RISI E BISI E ..... FRAGOE

 
Come tutti i giorni si era alzata all'alba. In campagna la giornata iniziava presto.
Si lavò, si vestì e fece una rapida colazione. Oggi era il suo turno di andare in paese, al mercato, per vendere i prodotti dell'orto che sua madre stava raccogliendo.
Indugiò solo un poco nel pettinarsi; era in età da marito e voleva avere un bell'aspetto e il mercato era una buona occasione per farsi osservare ed ammirare.
Corse fuori di casa, salutò la madre e raccolse la cesta con le verdure. L'aspettava una bella camminata con la cesta che, stracolma, non pesava molto ma era particolarmente ingombrante. Si inoltrò lungo il viale che collegava la cascina alla strada maestra proprio nel momento in cui sorgeva il sole.
Era una fresca mattina di primavera e la giornata prometteva di essere assolata e calda.
Nonostante la giornata promettesse bene a quell'ora l'aria era fresca e lei si era avvolto attorno alle spalle uno scialle nero bordato da bei ricami. Quello stesso scialle che per anni aveva avvolto le spalle di sua madre e prima ancora quelle della madre di sua madre.
Raggiunse la strada maestra e si avviò con buon passo verso il paese.
A quell'ora non c'era molta gente lungo la strada tanto che finora aveva incrociato solo un carro trainato da due buoi condotto da Toni e da suo figlio Nino che si accingevano a lavorare i campi.
Le piaceva camminare e soprattutto osservare ciò che la circondava però quel giorno, dentro di sè, sperava che arrivasse alle sue spalle lo zio Gepi con il suo carretto sgangherato così da risparmiarsi un po' di cammino. Poco dopo averlo pensato ecco che alle sue spalle sentì una voce conosciuta che la chiamava: "Mariaaa". Era proprio lui, il fratello della mamma, anch'egli diretto al mercato. Lo attese, caricò la cesta nel cassone poi salì felice di fianco a lui schioccandogli un bacio sulla guancia. Ora sarebbe stato più comodo guardarsi attorno.
Più si avvicinavano al paese più la strada si affollava di gente tanto che l'andatura si fece davvero lenta.
All'improvviso udendo delle grida alle spalle si voltò e vide arrivare con un trotto veloce un drappello di soldati austriaci con le loro casacche bianche, gli elmetti a punta e l'effige dell'aquila bifronte, simbolo degli Asburgo, sulla gualdrappa dei cavalli.
Senza rallentare passarono oltre ed in quel momento lo zio Gepi mormorò qualcosa che non comprese ma, dalla sua espressione, capì che non era un complimento.
Arrivati al mercato, ringraziò lo zio, scese prendendo la sua cesta e si avviò verso l'angolo che si era scelta e si predispose alla vendita. Si trovava proprio di fronte ad un osteria e, nei giorni di mercato, la moglie dell'oste preparava qualche piatto per il mezzodì. 
L'oste era un omone simpatico, sempre sorridente e dal viso rubicondo.
Quando la vedeva la salutava sempre e le offriva del sidro.
C'era molta gente quel giorno al mercato e in breve tempo si ritrovò ad aver venduto quasi tutte le sue verdure. Pensò che forse avrebbe avuto del tempo per fare anch'essa un giro tra le bancarelle.
Stava salutando una cliente a cui aveva venduto del radicchio quando l'arrivo di quattro soldati austriaci attirò la sua attenzione e, mentre le passavano vicini, vide l'oste affacciarsi alla porta, farle l'occhiolino e gridare "Risi, bisi e fragoe" e lei di rimando "Erbette e rape cotte".
Gli austriaci li guardarono e risero tra loro.
Non compresero che entrambi li avevano appena derisi inneggiando al tricolore italiano.

Con questa storiella, ho voluto, nel 150° anniversario dell'unità d'Italia, richiamare il fatto che "Risi e bisi e fragoe" nel Risorgimento è stato per i veneti quello che "Viva Verdi" è stato per i milanesi ed i lombardi. Un modo di rivendicare l'indipendenza e la libertà senza rischiare di finire in carcere.

Come tutte le ricette della tradizione esistono varianti e tuttora non è ben chiaro se "I risi e i bisi" debbano essere umidi come una minestra o asciutti come un risotto.
Da quanto mi è parso di capire, leggendo qua e là, in origine doveva essere un risotto umido ma non all'onda, tecnica peraltro abbastanza recente, ma con la presenza nel piatto di un minimo di brodo.
Altresì, pare che tra le diverse varianti ce ne sia una con l'aggiunta di carote ed una con le fragoline di bosco.




Con questa ricetta partecipo al contest di Menù Turistico - MT Challenge di maggio



Con questa ricetta partecipo al contest di Cuoca ... a tempo perso - Una ricetta lunga 150 anni


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di La cucina di Irina - La raccolta delle fragole


lunedì 21 marzo 2011

RISOTTO AL LIMONE


Risotto al limone

Anche questa domenica mi sono dedicato a preparare il pranzo. Da qualche giorno, mi frullava in testa l'idea di fare un risotto al limone per partecipare al contest de Il ricettario di Cinzia.
Deciso, sabato sera l'ho proposto a mia moglie la quale se non mi ha detto che ero un pò suonato è solo perché mi ama troppo e perché, dopo il gelato al salmone, non si stupisce più di nulla.
La sua espressione non era molto convinta ed è arrivata al punto di dirmi di farlo solo per me perché lei e sua madre avrebbero mangiato delle lasagne surgelate.
Avrei dovuto offendermi ma. conosco i miei polli; infatti stamattina mi ha detto di prepararlo anche per loro. Risultato? Non ne è avanzato neppure per la mia Daisy che ha dovuto accontentarsi del profumo e della padella vuota.

Con questa ricetta partecipo al contest de Il ricettario di Cinzia - Gli agrumi



Con questa ricetta partecipo al contest de L'appetito vien cucinando - Risottiamo?


Con questa ricetta partecipo al contest di La cucina di Alice - Profumo di limoni