lunedì 21 agosto 2017

SARDE DEL LAGO D'ISEO AL FORNO


Le sardine di acqua dolce si chiamano in realtà agoni ma sono comunemente chiamate così per la somiglianza con le sorelle di mare.
I laghi bresciani sono ricchi di questo pesce, in particolare il lago d'Iseo dove vengono pescate ed essiccate al sole. A Monte Isola, località divenuta famosa per The Folating Piers di Christo, è tipica questo tipo di lavorazione ed è facile vedere lungo le vie queste rastrelliere dove gli agoni vengono essiccati.
La ricetta tipica sono le sarde secche con polenta abbrustolita.
Le sarde fresche vengono preparate o alla griglia o con un ripieno a base di pane secco e formaggio grana, cotte al forno ed accompagnate dalla polenta. 


Ho scelto di preparare questa ricetta perché la ritengo la più gustosa in assoluto dove l'unica difficoltà consiste nella pulizia della sarde con l'eliminazione della lisca ricavando un unico filetto che deve essere aperto a portafoglio.
Vi assicuro che comunque il risultato che si ottiene è un piatto fantastico.


Con questa ricetta partecipo a 21 agosto 2017 giornata nazionale delle sarde del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

INGREDIENTI (per 4 persone)
Sarde
4 sarde grandi o 8 medie
150 g di burro
100 g di formaggio grana grattugiato
100 g di pane secco
Qualche rametto di prezzemolo
Qualche foglia di salvia
Una foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
Olio extra vergine d'oliva
Sale
Pepe
Polenta
250 g di farina formenton della Garfagnana
1 litro di acqua
Sale grosso

PREPARAZIONE
Sarde
Pulire le sarde. Squamarle se necessario e togliere tutte le pinne.
Aprirle lungo il ventre dalla testa fino alla coda. Eliminare le interiora e la lisca centrale prendendola all'altezza della testa e facendo scorrere le dita fino alla coda.
Sciacquare sotto l'acqua fredda, asciugarle e metterle da parte aperte a portafoglio.
Nel mixer mettere il pane raffermo, le foglie di prezzemolo, di salvia e di alloro e lo spicchio d'aglio. Tritare il tutto, aggiungere il formaggio grattugiato e amalgamare il tutto. Completare con sale e pepe.
In una teglia versare un poco di olio evo, stendere in uno strato solo le sarde con la pelle verso il basso. Distribuire uniformemente sopra il pesce la miscela di formaggio e pane. Coprire totalmente il trito con fette di burro.
Inserire la teglia nel forno già caldo a 160°C in modalità ventilata per una mezz'ora (dipende dalle dimensioni delle sarde e dal grado di coloritura che si vuole del ripieno).
Polenta
Portare a bollore l'acqua in una pentola capace, aggiungere il sale e abbassare la fiamma.
Versare a pioggia la farina mescolando velocemente con la frusta per un paio di minuti.
Portare la fiamma al minimo e coprire la pentola (in questo modo non è necessario continuare a mescolare).
Mescolare bene ogni 5 minuti e portare a cottura. Con la farina che ho usato la cottura è stata di ca. 50 minuti.

giovedì 17 agosto 2017

TROTA SALMONATA ALLA GIARDINIERA DI MORGAN


Quando ho letto sulla pagina Facebook del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge che Lidia del blog The Spicy Note, in collaborazione con Erica (blog Sapori e dissapori) organizzava una giornata alla Giardiniera di Morgan ho deciso immediatamente di parteciparvi.
Ho conosciuto la Giardiniera di Morgan 3 anni fa quando collaboravo con il mio amico del Vescovado Café di Brescia. Mi era stata proposta da un fornitore e subito sono stato colpito dalla dimensione e dalla bellezza dei colori delle verdure contenute nel vaso. Quando poi l'ho assaggiata me ne sono innamorato. La croccantezza e il sapore leggermente agre ma per niente invasivo mi ha conquistato.
Sabato 1 luglio mi sono presentato all'appuntamento con le organizzatrici e ci siamo avviati a Malo (VI)  presso i Cinque sensi. Una volta arrivati siamo stati accolti da Claudia che è stata il collegamento tra le organizzatrici e la famiglia Pasqual e ho avuto modo di conoscere le altre partecipanti: Vittoria (blog La cucina piccolina) che conosco da tempo, Paola (blog Prelibata), Lisa (blog Mum Cake Frelis) e Daniela (blog Timo e lenticchie).
Il programma prevedeva una visita al laboratorio, la spiegazione da parte di Morgan della storia della sua giardiniera e una degustazione.
Dopo le presentazioni con Morgan e sua moglie Luciana o dopo averci offerto un ottimo caffé, Morgan ci ha raccontato la storia sua e della sua giardiniera.
Morgan era lo chef del Ristorante 5 sensi e come accompagnamento per la soppressa e formaggi tipici serviva una giardiniera che era talmente apprezzata dai clienti che nasce l'idea di produrne una d'asporto per i clienti. Le richieste sono rapidamente aumentate fino a portare alla decisione nel 2012 di creare un laboratorio per la produzione della giardiniera di Morgan. L'anno successivo il ristorante chiude ma le giardiniere si moltiplicano. Prima con la giardiniera di Luciana e poi con le giardiniere dedicate ai figli che prendono spunto dai loro caratteri e dal loro aspetto fisico.
Infatti la giardiniera di Morgan è una ricetta agrodolce fresca e innovativa per le tipologie di verdure utilizzate mentre la giardiniera di Luciana è la versione sottolio della Morgan con un taglio delle verdure più piccolo e con l'aggiunta di cipolla e sedano.
La giardiniera di Giada è anch'essa sottolio e alle verdure della Morgan aggiunge sedano, cipolle viola, fagiolini e cipolle borrettane per una superiore varietà di colori e un sapore più deciso.
La giardiniera di Anna è la più aromatica visto che alla base della Morgan aggiunge il cipollotto, peperoncino e zenzero. (La mia preferita)
La giardiniera di Giovanni si distingue per la varietà e particolarità delle verdure che cambiano a seconda delle stagioni e dalla presenza della frutta.
Tutti gli ingredienti utilizzati hanno una filiera certificata, la lavorazione delle verdure è tutta manuale con la cottura effettuata al vapore con una tecnologia che ne salvaguarda consistenze e colori. Morgan non utilizza additivi chimici e conservanti.
Oltre alle giardiniere vengono preparati altri prodotti agrodolci quali: il radicchio tardivo di Treviso, gli asparagi bianchi, i funghi pioppini, le cipolline, i cipollotti, le cipolle viola con capperi, le uova di quaglia e i pomodorini. Non dimenticando anche 3 tipi di salse.
A seguire la visita in laboratorio con sorpresa. Erano state preparate delle postazioni e abbiamo preparato la nostra giardiniera, scegliendo e tagliando le verdure a nostra scelta, con il liquido di governo della Giardiniera di Morgan. Uno l'ho aperto in occasione di questa ricetta. Fantastica.
Abbiamo poi degustato i vari prodotti con vari abbinamenti e ne siamo stati tutti estasiati.
Devo un grosso ringraziamento a Lidia per avermi dato la possibilità di partecipare a questo evento e a Morgan e la sua fantastica famiglia per averci fatto conoscere meglio un prodotto che è di diritto nelle produzioni italiane di food.


























L'idea di questo piatto mi è stata data direttamente da Morgan quando sono andato a trovarlo un paio di settimane fa per presentargli un amico.
Secondo Morgan la sua giardiniera poteva stare bene con del salmone cotto con il liquido di governo della giardiniera stessa. Ci ho pensato e l'ho preso come spunto per la realizzazione di questo piatto.
Ho marinato parte del filetto con il liquido di governo con l'aggiunta di rametti di timo con un risultato delicato e profumato.
Con la cottura del trancio in "due tempi" ho ottenuto il lato della pelle cotto e croccante, la parte superiore ben cotta e la parte centrale calda ma ancora cruda.
A detta delle mie ospiti fantastica.






INGREDIENTI (per 4 persone)
4 filetti di trota salmonata
Giardiniera di Morgan
Rametti di timo
Olio extra vergine d'oliva
Pepe

PREPARAZIONE
Tagliare ogni filetto ricavando un trancio di ca. 4-5 cm dalla parte verso la testa.
Eliminare con attenzioni le eventuali lische residue.
In un contenitore sufficientemente grande da contenere le code dei filetti in un solo strato versare qualche cucchiaio del liquido di governo della Giardiniera di Morgan fino ad avere uno strato di 2-3 mm. Posizionare i filetti con la pelle verso l'alto, aggiungere qualche rametto di timo, chiudere con la pellicola e lasciare marinare 3-4 ore in frigorifero.
Trascorso tale tempo togliere i filetti dalla marinatura e asciugarli.
Versare il liquido di governo in un pentolino.
Tagliare a carpaccio i filetti di trota marinati, metterli nei piatti con qualche verdura della giardiniera di Morgan.
Scaldare il liquido di governo della giardiniera fino quasi a bollore.
Versare in una padella un filo d'olio evo e farla scaldare il più possibile.
Posizionare i tranci con la pelle a contatto della padella.
Quando la pelle sarà croccante, abbassare la fiamma e versare sopra i tranci il liquido di governo caldo.
Togliere immediatamente dalla padella e aggiungerli completando i piatti

martedì 11 luglio 2017

VAMOS A LA PIADA - PIADINA PER LA SPIAGGIA DELLA PELOSA


Per la giornata nazionale del Calendario del Cibo Italiano dedicata alla piadina e alle sue sorelle è stata lanciata l'idea di abbinare la piadina a una spiaggia famosa inserendo ingredienti che la possano richiamare. Ho scelto subito la spiaggia della Pelosa a Stintino (SS). La Sardegna è rinomata per le sue spiagge e una delle più belle è proprio questa. Anzi, è stata definita per bellezza la seconda spiaggia d'Italia, la prima in Sardegna e nelle prime quattro d'Europa. 
I colori e la trasparenza del mare e la sabbia bianchissima la fanno sembrare una spiaggia caraibica e solo la vegetazione, macchia mediterranea che arriva al limitare della spiaggia, ti fa comprendere che sei in Sardegna.
La Pelosa, posizionata all'estremità del Golfo dell'Asinara è protetta dal mare aperto dai faraglioni di Capo Falcone, dalle isole della Pelosa, Piana e dall'Asinara; per questo il mare è sempre calmo anche quando spira il Maestrale..
Sull'isola della Pelosa si erge la caratteristica torre di avvistamento aragonese datata 1578. Sull'isola Piana, un tempo proprietà della famiglia Berlinguer e ora del demanio vi è un'altra torre denominata della Finanza.
Arrivando al mattino da Stintino quando, scollinando sulla strada, ti si pone davanti lo specchio di mare della Pelosa, la posizione del sole, colora il mare di mille sfumature di blu e verde. Non puoi non rimanerne incantato.
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di poter fare, sempre a fine giugno, qualche settimana di vacanza a Stintino e era fantastico perché non c'era la folla che mi dicono ci sia ad agosto. Quest'anno stiamo facendo un pensierino per settembre. Speriamo di riuscirci.

Ho avuto un problema con l'hard-disk esterno che ha deciso di non funzionare più.
Purtroppo tutte le fotografie fatte nei vari anni alla Pelosa sono andate perdute per cui, di seguito, ho inserito immagini prese dal web con relativo link.

I colori della Pelosa - Dal web

La torre aragonese - Pescarapescara.it

Al tramonto - Nanopress.it
La Pelosetta - Webstintino.com

Torre Aragonese, Isola Piana e Asinara - Tripadvisor.it

L'acqua limpida della Pelosa - Ignas.it
Circa tre anni fa, giugno 2014, il tema dell'MTC era proprio la piadina e allora avevo proposto quella con burrata, acciughe e capperi che poi avevo inserito nel menù della Club House con discreto successo.
In questo caso ho voluto farcire la piadina con ingredienti che potessero richiamare la Sardegna ma che fossero reperibili quì al nord.
In Sardegna tra i piatti tipici c'è il porceddu per cui ho pensato che la farcitura potesse essere con fette di porchetta. Come formaggio ho scelto chiaramente una ricotta di capra che avrei voluto aromatizzare con il mirto che però questa volta non ho trovato. Ho completato con la rucola perché il suo sapore amarognolo si sposa perfettamente con la sapidità della porchetta.


Con questa ricetta partecipo a 11 luglio 2017 giornata della Piadina e le sue sorelle del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

mercoledì 5 luglio 2017

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO


Amo la pasta e la mangio volentieri condita solo con un filo d'olio e una grattata di pepe oppure con aglio, olio e peperoncino.
Di quest'ultima ho un ricordo dell'estate del 1976 quando mio padre aveva portato i miei fratelli e me in vacanza nella costiera amalfitana. Andammo in un campeggio di Sorrento disposto su terrazzamenti che scendevano verso il mare e ci fu assegnata una piazzola nel terrazzamento più vicino al mare. Talmente vicino che per accedere alla minuscola spiaggetta del campeggio dovevamo comunque fare circa 200 gradini. In realtà andammo poche volte in spiaggia perché per mio padre le vacanze significavano visitare le vicinanze per cui: Vesuvio, Pompei, Napoli, Capri, Amalfi, la costiera, etc.
Nel nostro terrazzamento c'eravamo noi con una tenda a casetta, tre ragazzi di Brescia anche loro con la stessa tipologia di tenda e 5 ragazzi di Caivano (NA) con una piccola canadese. Mio padre nel vedere come erano sistemati i ragazzi napoletani montò per loro la canadese che portava sempre dietro per emergenze.
Come sempre in campeggio si crea un rapporto con i vicini e visto che più o meno la maggior parte aveva la stessa età si passava diverso tempo insieme.
Quell'anno ero stato rimandato a settembre in Estimo e Tecnologia delle Costruzioni per cui mio padre, che aveva avuto un passato come insegnante (preparava studenti espulsi dai collegi agli esami del liceo classico), mi faceva alzare tutte le mattine alle 6,30 e fino alle 8 a studiare. Il resto della giornata era libero. Venuto a sapere che i ragazzi napoletani erano stati rimandati in matematica, nonostante le loro proteste, obbligò anche loro ad alzarsi tutte le mattine a studiare.
I tre bresciani erano colleghi di lavoro; due avevano poco più di 20 anni e uno, Gastone, una quindicina di più. Perché mi ricordo il nome? Perché faceva una po' da chioccia agli altri due e i napoletani lo chiamavano Mamma Gastone.
I ragazzi napoletani con i due bresciani più giovani tutte le sere andavano in discoteca e rientravano verso la una. Io li seguivo solo qualche volta sia perché non mi è mai piaciuta la discoteca sia perché a volte si tornava alla sera dai nostri giri ed eravamo veramente stanchi.
I ragazzi rientravano dalla discoteca verso la una e per prima cosa svegliavano mamma Gastone per mettere su l'acqua della pasta che veniva sempre condita dai napoletani con aglio, olio e peperoncino.
In quelle occasioni ho visto per la prima volta completare la cottura della pasta in padella aggiungendo acqua di cottura al condimento. Cottura che era molto ma molto al dente. In una parola: Fantastica.
È una delle vacanze che ricordo più volentieri sia per i posti che per le persone che ho conosciuto.
Quando i napoletani partirono ci lasciarono un vuoto incredibile. Vollero però la promessa che quando avremmo fatto rientro noi ci saremmo fermati da loro a Caivano. La promessa fu mantenuta. Arrivammo di prima mattina (con mio padre si partiva sempre all'alba) e pensavamo di ripartire dopo poco. Ci lasciarono partire a sera inoltrata; tutti avevano voluto farci conoscere le rispettive famiglie e avevano già organizzato chi ci teneva a pranzo e chi a cena e tutti ringraziarono mio padre per aver fatto studiare i figli.



martedì 4 luglio 2017

IL PIRLO - L'APERITIVO BRESCIANO IERI E OGGI

Pirlo moderno e Pirlo classico
Quando si parla di aperitivo a Brescia si parla del Pirlo.
Il Pirlo nasce nel primissimo dopoguerra quando cominciò la diffusione del Campari anche se nella memoria dei vecchi bresciani si ricorda un aperitivo diffuso già prima della guerra dove al vino bianco veniva aggiunto il vermuth e veniva chiamato "bianco sporco".
Il nome deriva da un'espressione dialettale in cui il termine "pirlare", contrariamente ad altri dialetti lombardi, non significa girare a vuoto ma, fare una piccola caduta senza conseguenze dove ci si rialza subito. La caduta del Campari nel vino dove va subito a fondo ma ritorna immediatamente alla superficie ha evocato tale termine e dato quindi origine al nome.
Il Pirlo non deve essere confuso con lo Spritz veneto di cui è comunque parente.
Il vero Pirlo prevede vino bianco fermo, acqua gassata e Campari. L'uso, anche di solo uno, tra Prosecco, Aperol e selz lo fa diventare automaticamente Spritz.

Pirlo classico
Negli anni '60 il Pirlo veniva servito nei calici (bicchieri a tulipano) e prevedeva vino bianco secco, una generosa spruzzatina di Campari e scorzetta di limone. Ghiaccio solo se serviva. A seconda del locale poteva venire accompagnato da fette di salame nostrano e pezzetti di formaggio. Il Pirlo lo potevi richiedere in qualsiasi locale dal più elegante al più infimo e, personalmente, lo andavo a bere in un locale del centro di Brescia chiamato La Grotta. Lo servivano utilizzando del fantastico Lugana (vitigno a sud del lago di Garda).

Pirlo moderno
Oggi il Pirlo ha subito variazioni dovute soprattutto alla moda. È stata inserita anche una variante denominata Pirlone che viene servita in bicchieri più grandi con molto ghiaccio e viene utilizzato il selz essendo questo molto più diffuso rispetto alle origini; viene poi decorato da fette di arancia. In molti locali chiedi il Pirlo ma ti viene servito lo Spritz e, con la moda dell'apericena, c'è la tendenza di giudicare il Pirlo non in base alla qualità del cocktail che ti viene servito ma dalla quantità di stuzzichini con cui viene accompagnato.
Personalmente lo apprezzo in pochi locali e particolarmente al Vescovado Café, in centro a Brescia vicino alle maggiori attrazioni turistiche della città, di proprietà di un amico, anche perché, avendoci lavorato, sono certo della qualità dei prodotti che utilizza.
Le fotografie sono state fatte presso il suo locale e le due versioni del Pirlo sono state preparate dal barman Claudio. Per cui se passate a Brescia e volete bervi il vero Pirlo bresciano fermatevi da Mauro e chiedetegli il vero Pirlo. Vi accoglierà a braccia aperte.

Claudio e Carla 
Quest'anno il New York Times ha decretato il Pirlo come aperitivo dell'anno 2017.
La giornalista Rosie Schaap, drink columnist del NYT, ha definito il cocktail bresciano l'aperitivo migliore per il 2017. La Schaap non ha scoperto il Pirlo a Brescia ma tramite un bresciano doc, Damiano Abeni, storico traduttore di poesia americana e redattore della rivista Nuovi Argomenti, che in un bar di Roma ha fatto preparare il classico Pirlo per la sua ospite. La definizione data dalla giornalista è stata: "L'arte del Pirlo è tutta nella sua capacità di essere sociale; non è troppo alcolico da far deragliare le conversazioni e non è troppo lungo da non ordinarne un altro; non è troppo complicato da poter essere bevuto solo all'Harry's Bar. In definitiva nella modestia di un aperitivo accompagnato da formaggio, salumi e pane, vi è tutta l'essenza di un momento italianissimo di contemplazione."

Con questa ricetta partecipo a 4 luglio 2017 giornata dell'Aperitivo del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

martedì 27 giugno 2017

ANGURIA CON IL SUO GELATO E GAMBERI CRUDI


Ecco di nuovo una ricetta per il Club del 27.
Il tema di questo mese prende spunto dal tema della sfida dell'MTC n° 22 - Luglio 2012 - Il gelato e le ricette tra cui scegliere sono tratte da questa sfida.
Anche questa volta mi sono consultato con Emanuela e alla fine abbiamo scelto il gelato all'anguria di Rosaria del blog Sosi Dolce Salato perché è uno dei suoi gusti preferiti.
Volevo però fare qualcosa che non fosse il semplice gelato.
Un po' di tempo fa avevo a cena degli amici e, tra i vari antipasti che avevo preparato, aveva avuto un particolare successo una tartare di scampi posta su una fetta di anguria. Era piaciuta persino al mio amico commercialista che di norma il pesce crudo non lo vuole neppure vedere.
In compenso Emanuela adora il pesce crudo per cui ho pensato di accontentarla abbinando il suo gusto di gelato preferito con dei gamberi crudi con una base fatta da una fetta di anguria.
Sono stato molto intrigato anche dai colori, tono su tono, degli ingredienti.


Il gelato lo adoro e lo mangio in qualsiasi stagione. Adesso non è difficile trovarlo anche d'inverno ma quando ero ragazzo io le gelaterie erano negozi stagionali. Aprivano a fine marzo e chiudevano, quando andava bene, a fine ottobre.
La ricetta di un gelato, fatto dopo poco tempo che avevo aperto questo blog, è stata anche la prima che ha stupito chi mi seguiva.
Alessandro, italiano che da tempo vive in Svezia, aveva proposto un contest avente come tema il salmone. Bisognava preparare antipasti, primi, secondi e, per provocazione, ho fatto anche un dessert che proponeva il gelato al salmone.
Di seguito ho preparato un gelato al gorgonzola abbinato a un budino di piselli (MTC n° 21 - Giugno 2012), un finger food La cozza con il suo gelato (MTC n° 22 - Luglio 2012), un dessert con gelato alla zucca (MTC n° 22 - Luglio 2012) e un gelato al cioccolato al peperoncino in accompagnamento a uno strudel (MTC n° 36 - Febbraio 2014) fatto seguendo il metodo utilizzati da Demarco nel XVII secolo e descritto nel romanzo Il pasticciere del Re.
Come ho riportato anche quando ho fatto il gelato alla zucca mi è stato di grande aiuto il post che MaPi aveva pubblicato sul suo blog La Apple Pie di Mary Pie per l'occasione. Assolutamente da leggere.


Per il consumo di pesce crudo è bene abbatterlo per evitare cariche batteriche indesiderate. Se non è già stato fatto dal pescivendolo si deve congelarlo. La procedura prevede: pulire bene il pesce, asciugarlo bene, avvolgerlo nella pellicola o nell'alluminio, metterlo in frigorifero per un paio d'ore quindi passarlo nel freezer (magari a contatto con altri prodotti già congelati) per almeno 96 ore, decongelarlo lasciandolo una notte in frigorifero. Nel mio caso il pescivendolo mi ha detto di aver già provveduto lui all'abbattimento. 


Con questo post partecipo al Club del 27 - Giugno 2017 - Come un gelato ...
Il post con il riepilogo delle ricette partecipanti lo si può trovare sul sito dell'MTC a questo link.


lunedì 19 giugno 2017

PANZANELLA CLASSICA


La panzanella, piatto tipico toscano, è uno di quei piatti che volevo fare da diverso tempo e quando ho visto che nel Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge mi sono deciso a farla.
Ho avuto modo di mangiare la panzanella diverse volte ma quasi mai nella sua forma classica. Qualche volta una crema, altre volte ingredienti in aggiunta ma quasi sempre "condita" termine appreso da una cara amica, Patrizia del blog Andante con gusto.
C'è una particolarità che ci accomuna; io, tanti anni fa mi sono trasferito da Siena a Brescia e lei ha fatto il percorso inverso. Chi indovina chi ci ha guadagnato?


Tornando alla terminologia in suoi 2 post sulla panzanella (1 e 2) Patrizia spiega, chiaramente ed in maniera integralista, che la panzanella è una ed una sola. Tutto il resto è condito.
Visti i presupposti non me la sono sentita di farne una condita anche se, da un po' di tempo, un'idea me l'ero fatta. Sicuramente la prossima sarà condita con buona pace di Patrizia.
Comunque la versione che propongo è esattamente la sua sia nelle dosi che nel procedimento ed è veramente buonissima e adatta al periodo di calore che stiamo attraversando sia per la freschezza che per la rapidità di preparazione.


Recentemente ho mangiato la panzanella classica circa un mese fa quando ho partecipato con altre blogger a un weekend in Garfagnana e abbiamo cenato presso l'osteria Vecchio Mulino.
Era veramente buona e mi ha fatto piacere quando la mia prima critica, dopo avere assaggiato questa, mi ha detto che, secondo lei si avvicinava molto a quella del mitico Andrea.
Sia io che mia moglie avremmo preferito il pane un poco più grande e leggermente più croccante ma, vi assicuro, si tratta di inezie.