sabato 25 ottobre 2014

LASAGNA CON FARINA KAMUT


Lo so che fate fatica a crederlo ma, una volta, anch'io ero magro. Anzi ero quello che si suol dire tutto pelle e ossa. Poi ... tutto ebbe inizio.
Erano i primi di novembre di tanti anni fa. Avevo 9 anni. Da qualche anno abitavamo a Brescia ma tutti i nostri parenti vivevano a Gallarate e dintorni. All'epoca le scuole iniziavano il primo di ottobre e quando arrivava l'inizio di novembre si stava a casa 4 giorni. L'uno e il due (Ognissanti e i Morti) di precetto per la Chiesa, il quattro Festa Nazionale delle Forze Armate (era la ricorrenza della fine della I guerra mondiale) e il tre ... ponte. Come sempre eravamo andati a Gallarate per la visita ai cimiteri luoghi dove, in quei giorni, si incontravano persone che non si vedevano da anni anche se vivevano nel circondario. Figuriamoci mia madre e mio padre che vivevano in un altra provincia. E a pranzo, con i parenti i discorsi erano sempre del tipo (chiedo scusa ai milanesi per il dialetto raffazzonato ma in italiano renderebbe meno):
- Tal set che g'ho est al cimiteri?
- No. Dim
- El Giuan co la so mié
- Qual Giuan
- Ma se. El fiö del Carlino.
- Qual Carlino?
- El Carlino de Fern. Ch'el che gha spusat la fiola de Bep el soterù.
- Ah! Ch'el che il fradel lo mort a suldà.
- A proposit! Tal set chi l'è mort?
E così via. 
Eravamo dunque in quel di Gallarate e poco prima di ripartire per Brescia avevo cominciato ad avvertire dei forti dolori sul lato destro del basso ventre e mi era venuta la febbre. Chiaramente i suggerimenti a mia madre si sprecavano: dagli questo; no, dagli quest'altro. Alla fine, dopo avermi chiesto se il dolore era sopportabile, ha deciso che saremmo ritornati a casa immediatamente senza darmi nulla.
Giunti a casa dopo breve consulto telefonico con un medico amico di famiglia e, su suo consiglio, i miei genitori mi portarono al pronto soccorso dell'ospedale dei bambini che era a pochi isolati da casa.
Mi ricoverarono immediatamente e senza nemmeno rendermene conto la mattina presto ero già in sala operatoria. Appendicite acuta con rischio di peritonite.
Mi fecero un piccolo taglietto chiuso con due pinzette metalliche.
E cominciò la mia degenza. I primi giorni totalmente a digiuno senza bere neppure l'acqua. Mia madre mi umettava le labbra con un fazzoletto.
Cominciavo a sognare ad occhi aperti polli arrosto con le patatine, le lasagne di mia madre e tanto altro ben di Dio.
Dopo l'operazione mia madre voleva stare con me anche di notte per cui mi trasferirono dalla corsia alla cameretta privata che tanto privata non era visto che eravamo in 4 degenti per stanza.
Qui, oltre alla fame e alla sete, avevo un problema ancora più grande. Nella stessa stanza era ricoverato un bambino di 4-5 anni che era caduto, aveva battuto la testa ed era in osservazione.
La mamma di questo bambino mi sembra fosse napoletana o comunque da quelle parti ed era di una simpatia devastante. Sì devastante perché era un continuo parlare, fare battute, raccontare storielle divertenti che di per sè erano piacevoli se non fosse stato che ogni volta che mi mettevo a ridere le pinzette dei punti mi facevano ricordare la loro presenza e all'epoca la mia soglia del dolore era molto bassa. Ricordo che pregavo mia madre perché andassero fuori dalla stanza a parlare.
Intanto le visioni dei cibi erano diventati incubi perché l'unica cosa che mi davano da mangiare erano minestrine. Minestrine; più che altro pappette.
Ero stato operato al lunedì mattina e la suora caposala cercava di rincuorarmi dicendomi che la domenica avrei potuto mangiare qualcosa di "solido", probabilmente un risotto. Ora, se ti parlano di risotto tu pensi a quello che ti prepara la domenica la mamma, sempre nella stessa pentola, sempre un po' abbondante perché riscaldato alla sera è ancora più buono, sempre attaccato alla padella così da poter raschiare via la crosticina e oggetto di liti con mio fratello su a chi toccasse farlo.
Le visioni di pollo e lasagne erano quindi inframezzate dal risotto.
Finalmente arrivò la domenica e attendevo il benedetto risotto. A mezzogiorno sentii il carrello arrivare, vidi la suora entrare nella camera con i piatti in mano e mettermi davanti il risotto. Guardai il piatto e vidi un riso stracotto, leggermente brodoso e ... rosso. Non avevo mai mangiato il riso al pomodoro e nonostante la fame lo assaggiai appena giurando a me stesso che mai e poi mai avrei mangiato ancora il riso al pomodoro.
Mi dimisero il venerdì successivo e non ricordo cos'altro mangiai. Ricordo solo che continuavo a dire a mia madre quello che avrei voluto mangiare quando sarei tornato a casa, soprattutto le sue lasagne.
Da allora ho iniziato a non essere più il bambino pelle e ossa di prima ma mangiavo di più e mi irrobustivo. Irrobustirmi perché a ingrassare, come tanti, dopo il matrimonio; sia il primo che il secondo.
Probabilmente anche senza questa degenza sarebbe successo ma siccome si deve sempre cercare la scusante o il responsabile allora verdetto sia:
Ospedale dei bambini di Brescia Umberto I - COLPEVOLE

sabato 27 settembre 2014

CUPOLA DI RISO CON SORPRESA






Quando ho visto che la vincitrice dell'MTC di luglio era Annalena del blog Acquaviva scorre ero sicuro che ci avrebbe proposto per la sfida di settembre qualcosa che avesse a che fare con l'Oriente. Quando aveva vinto la volta precedente aveva scelto il Kaki-Age e questa volta cosa si sarebbe inventata? Tra l'altro aveva anche tutto agosto per pensarci.
Arrivato il fatidico 5 settembre ho letto che il tema della sfida era il riso in 3 dei molteplici tipi di cottura.
Ho subito pensato di coinvolgere il ragazzo di mia figlia Jianou, per tutti noi Ou, che è cinese e lavora in un Take away di gastronomia cinese. Era diverso tempo che volevo fare qualcosa con lui. Ho chiesto a Rossella se era disponibile e, compatibilmente con i nostri impegni, ci siamo ritrovati una sera a cucinare. Precedentemente avevo analizzato con Rossella cosa avremmo potuto preparare e alla fine ci ha convinto questa cupola di riso con all'interno una sorpresa.
Che sorpresa? L'uovo in camicia.
Volevo anche aromatizzare il riso per cui ho pensato allo zenzero che purtroppo non ho trovato fresco. Per controbilanciare i sapori abbastanza decisi di zenzero, olio al peperoncino e prosciutto crudo ho pensato a qualcosa di leggermente "dolce" come i piselli che tra l'altro danno una bella nota cromatica.


Ci siamo accordati che io avrei procurato tutti gli ingredienti tranne il riso a cui avrebbe pensato Ou.
Il riso acquistato da Ou è un Fragrant Thai Dancer, varietà del riso Jasmin. Un riso aromatico naturale di grande qualità che viene coltivato in Thailandia caratterizzato da chicchi lunghi e affusolati ricco di elementi nutritivi e durante la cottura inonda l'ambiente di un piacevolissimo aroma nel mio caso con l'aggiunta del profumo dello zenzero. Questo riso lo si può trovare anche confezionato da aziende italiane.


Alla fine ci siamo divisi i compiti con Ou che si sarebbe occupato del riso e di tutto quanto prevedesse l'uso del coltello.
Vederlo all'opera è uno spettacolo.
Pensavo di non cavarmela male ma dopo che ho visto lui mi sono dovuto ricredere.
Vedere come ha tritato il prosciutto e, soprattutto, come ha spellato i peperoni è stato uno bello e istruttivo.
A proposito di istruttivo qualche mese fa gli ho fatto eliminare la pelle a un filetto di salmone e ho scoperto un trucco che consente di rendere la cosa quasi banale. 
Naturalmente devo ringraziare Rossella che, oltre a darci una mano (non sta ferma neppure a legarla), ha provveduto a fare da traduttrice anche se a volte non c'è stato bisogno di parlare perché arrivavamo ambedue alla stessa conclusione.

giovedì 4 settembre 2014

FRENCH CHOCOLATE CAKE DELLA VAN PELT


























Come ho già avuto modo di dire in altro post, da fine maggio gestisco con mio fratello il bar ristorante della Club House di un circolo di tennis di Brescia, uno dei più vecchi e conosciuti della città.
Stiamo cercando di dare un impronta più personale rispetto al passato ma è sempre complicato rimuovere vecchie abitudini.
La scelta dei dessert da proporre è una delle più ardue anche perché non ne abbiamo un consumo elevato per cui sto cercando di selezionarne alcuni da poter proporre. Non rientrando i dolci tra le mie preferenze mi sono permesso di chiedere qualche suggerimento alle amiche blogger ponendo come vincolo la rapidità, la possibilità di conservazione e naturalmente anche l'estetica.
Mi hanno risposto in tante mettendomi ancora più in difficoltà; sto sperimentando i suggerimenti proposti ,magari aggiungendo qualche tocco personale, e quanto prima metterò al corrente delle scelte.


Qualche giorno fa la carissima Alessandra ha inaugurato il suo nuovo blog An Old Fashioned Lady e tra le prime proposte c'era questa torta che mi ha subito ispirato.
Ho provato a farla e visto che c'erano alcune persone a cena l'ho proposta e servita.
Risultato? È piaciuta molto, in particolare l'abbinamento con la namelaka è stato molto apprezzato e quindi entrerà di sicuro a far parte delle mie proposte per i dessert visto che "fa la sua porca figura".
L'ho subito rifatta anche per fare le fotografie visto che con la prima sono stato preso in contropiede.
Per non smentire quanto riporta Alessandra nel suo post (qui) quando l'ho fatta la prima volta ho aggiunto anch'io un "senza" visto che nell'accingermi a dosare gli ingredienti, la bilancia digitale ha deciso di smettere di funzionare e, visto che la bilancia meccanica che ho in alternativa è totalmente inaffidabile, sono andato, come si suol dire a occhio, a sentimento.


La prima volta ho seguito le dosi di Alessandra ma visto che utilizzo una tortiera da 22 cm, la seconda volta ho modificato i quantitativi mantenendo inalterate le proporzioni. Per semplicità ho aumentato le uova (da 3 a 4) e andando in proporzione con gli altri ingredienti.
Differentemente da quanto indicato sa Alessandra ho foderato solo il fondo della tortiera con carta forno e unto con burro le pareti dell'anello; la torta si è sformata perfettamente.
Non ho potuto usare il forno statico in quanto quello presente ha solo la modalità ventilata e dopo 25 minuti la torta era cotta perfettamente.
Per quanto riguarda la namelaka chiaramente le dosi indicate nella ricetta sono esagerate per l'utilizzo in questo caso ma sono sicuro che quella rimasta non durerà molto. A proposito, nota a margine; da quando mio fratello ha provato la namelaka sono costretto a sorvegliarla perché ogni scusa è buona per mangiarla,
E visto che ho nominato Santin concludo come solito fare lui: "Che dire? Provatela e fatemi sapere".

INGREDIENTI (per 8 porzioni)
155 g di cioccolato fondente (io al 70%)
75 g di burro a pezzetti
4 uova medie intere
115 g di zucchero semolato
27 g di farina
Un pizzico di sale
Qualche goccia di estratto di vaniglia
Zucchero a velo per decorare
8 fragole
Foglioline di menta
Per la namelaka vedi qui

PREPARAZIONE
Per la preparazione della namelaka vedi qui.
Fare sciogliere a bagnomaria il cioccolato e quando comincia a sciogliersi, aggiungere il burro a pezzetti e mescolare fino a quando non si sarà completamente sciolto e amalgamato. Togliere dal bagnomaria e lasciare intiepidire.
In una ciotola ben capiente montare i tuorli con lo zucchero fino a quando si saranno schiariti e saranno soffici e spumosi. Aggiungere ai tuorli il cioccolato fuso nel composto montato ed amalgamare il tutto delicatamente con un cucchiaio di metallo. Versare le gocce di vaniglia e mescolare.
Aggiungere al composto la farina ed il sale setacciati ed incorporarli delicatamente. Si deve evitare il più possibile di smontare il composto. 
Montare gli albumi a neve ben ferma e incorporarli al composto mescolando dal basso verso l'alto per non smontare il composto. Visto che mano a mano che viene aggiunto l'albume la massa lo incorporerà più facilmente ho applicato un suggerimento colto in una trasmissione del mio mito Maurizio Santin. Ho versato un cucchiaio di albume montato e l'ho ben amalgamato al composto quindi ho ripetuto l'operazione aumentando sempre la quantità di albume montato fino al completamento. In totale ho ripetuto l'operazione 5 volte e ho ottenuto che il composto finale risultasse ancora ben montato.
Versare nella teglia ed infornare a forno già caldo a 180°C per 25 minuti.
Lasciare raffreddare nello stampo per una decina di minuti trasferendo delicatamente la torta sul piatto di portata. Spolverare abbondantemente con lo zucchero a velo, tagliare le 8 porzioni e servire in un piatto con un cucchiaio di namelaka e decorare una fragola aperta a ventaglio e foglioline di menta.

lunedì 25 agosto 2014

RISOTTO PROFUMATO ALLA MENTA CON CIPOLLOTTO, ASIAGO E ZAFFERANO



Ultimamente, le poche volte che mi capita di cucinare a casa, mia moglie mi chiede di preparare un risotto cosa che faccio molto volentieri anche perché il riso è un ingrediente che ti consente di spaziare con la fantasia tra una varietà infinita di possibilità.
Chiaramente le richieste di mia moglie non avvengono con un adeguato anticipo ma solitamente poco prima di iniziare a cucinare per cui tu puoi anche spaziare con la fantasia che però viene assolutamente limitatai a quanto c'è nel frigorifero ed in dispensa; questo risotto rientra pienamente nella tipologia.
Ho utilizzato il safran (zafferano) in pistilli che avevo acquistato a Casablanca quando ero stato in crociera tempo fa. Differentemente dal classico zafferano in polvere ha un profumo più marcato e tende a colorare un po' di meno.
Il profumo di menta, pur sentendosi, non era comunque forte e resta una variabile a proprio gusto decidendo se aumentare o diminuire il quantitativo aggiunto al brodo.
La scelta dell'Asiago mezzano rispetto al pressato o allo stagionato è dovuta al voler ottenere un buon compromesso tra il sapore e la facilità di scioglimento e di cremosità.



giovedì 17 luglio 2014

INSALATA DA TIFFANY: PERCHÈ #questoepiubello


Oggi arriva in tutte le librerie il secondo libro della comunity dell'MTChallenge: "Insalate da Tiffany.
In occasione dell'uscita del 1° libro dell'MTChallenge, "L'ora del paté", noi folli partecipanti a questa gara, avevamo infestato Facebook con la frase "Questo Natale niente biscotti" suscitando una incredibile curiosità.
Questa volta l'hashtag è stato #questoepiubello. E anche stavolta abbiamo invaso la rete e anche stavolta non ci hanno capito nulla.

L'argomento di questo nuovo libro è: le insalate come non le avete mai viste
All'interno si possono trovare:
  • 41 ricette di "insalate da Tiffany", ossia le insalate pensate e realizzate non come contorni o piatti veloci, ma come vere e proprie protagoniste delle nostre tavole secondo la moda lanciata da Escoffier & Co. al tempo della nascita dell'arte della ristorazione. Insalate ambientate nella Belle Epoque con pezzi d'epoca originali e preziosissimi e fotorafate da Paolo Picciotto.
  • Tantissimi condimenti, emulsioni stabili e instabili,aceti, olii, sali aromatizzati, citronette, vinaigrette, maionesi e tutto quanto è necessario per condire un'insalata in modo da renderla originale e sempre diversa.
  • 53 ricette facili, vale a dire insalate nel senso più classico del termine con una grafica assolutamente contemporanea con illustrazioni dellla grande Mai.
  • Il c'era una volta con la parte storica, la tecnica, le attrezzature, i consigli e il come si fa.

Anche questa volta il libro dell'MTChallenge non è fine a se stesso.
Acquistando una copia di "Insalata da Tiffany" contribuirai alla creazione di una borsa di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link; http://www.piazzadeimestieri.it), un progetto rivolto ai giovani oggetto dellla dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta, dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della realtà, derivato proprio dall'apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti nche attraverso l'introduzione all'arte, alla musica e al gusto.

COLOPHON
Titolo: Insalata da Tiffany
Casa editrice: Sacep editori
Collana: I libri dell'MTC
Fotografie: Paolo Picciotto
Illustrazioni; Mai Esteve
Impaginazione: Barbara Ottonello
Editor: Fabrizio Fazzari
Prezzo: 18 Euro
In vendita nelle principali librerie, su Amazon, Ibs, etc.






Come avevo riportato al lancio del primo libro dell'MTC (qui) nell'Ora del patè era presente una mia ricetta e quando si era cominciato a parlare del secondo era valsa la regola di privilegiare chi non era stato presente nel primo.
Non potete immaginare quindi la sorpresa quando ho ricevuto una mail da Alessandra Wonder Woman Gennaro in cui mi comunicava che nel nuovo libro ci sarebbe stata anche la mia versione della Caesar Salad.

Ringrazio quindi Alessandra per avermi voluto anche stavolta e tutte le amiche e gli amici dell'MTC ed in particolare quelle/i che sono intervenuti una bellissima domenica nel Masonshire dove ci siamo divertiti un mondo a farci fotografare addobbati con le verdure come domentano le due fotografie seguenti.




mercoledì 25 giugno 2014

TORTA AL CACAO



E dopo la ricetta per partecipare all'MTC ecco che arriva quella per il Recipe-tionist di giugno.
La vincitrice di maggio è stata Stefania del blog Cardamomo&co. Per i pochi che non lo sanno Stefania nel suo blog propone tutte ricette gluten-free e scorrendone la lista non si può non restare colpiti dalla quantità e dalla qualità delle stesse.
Deciso che la mia assenza dal Recipe-tionist era stata fin troppo lunga ho cominciato a scorrere l'elenco delle ricette di Stefania  e ne ho salvate una quindicina. Ho lasciato in sospeso la scelta della ricetta da riproporre proponendomi di rileggerle e poi decidere.
Sono passati alcuni giorni e, visto che ai lupi del Grest a metà pomeriggio devo preparare una merenda che può essere frutta, poco richiesta, pane e Nutella, un plebiscito, o delle torte, abbastanza richieste, ho pensato di guardare se tra le ricette di Stefania ci fossero delle torte interessanti e di semplice realizzazione.
Ho dimenticato l'elenco che mi ero estrapolato precedentemente e mi sono concentrato sulle torte.
Scorrendone i titoli ho visto e ricordato che, quando ero stato io il Recipe-tionist del mese (ottobre 2012), Stefania aveva partecipando proponendo la mia torta alle mandorle chiaramente in versione gluten-free (qui). Questo mi ha ulteriormente convinto a riproporre una sua torta.
Dopo aver letto attentamente diverse possibili ricette ho scelto la Torta al cacao e qui trovate la ricetta di Stefania. Perché l'ho scelta? Solo ed esclusivamente per il post e la dedica che accompagnano la ricetta di Stefania anche se sarebbe più corretto affermare che è la ricetta l'accompagnamento.
Chi mi conosce e conosce le mie precedenti partecipazioni al Recipe-tionist sa che mi piace riproporre le ricette sfruttando la concessione che ti da il regolamento di cambiare un ingrediente e/o la presentazione della ricetta. Questa volta avevo deciso che avrei ripetuto pedestremente la ricetta di Stefania perché mi sembrava offensiva qualsiasi variante.

lunedì 23 giugno 2014

PIADINA ROMAGNOLA CON BURRATA E ACCIUGHE


Sono passati quasi due mesi ed ecco che finalmente riesco nuovamente a scrivere qualcosa e a proporre una nuova ricetta.
Anche questa volta riprendo con la proposta per partecipare all'MTC di questo mese. Ultimamente pare che riesca a postare solo ricette per questo.
Dal mio post precedente sono cambiate molte cose. Ho terminato la mia collaborazione nel bar di un amico e mi sono lanciato in una nuova avventura con mio fratello.
Prima di Natale Annamaria, cognata di mia sorella e presidente del Circolo Tennis Forza e Costanza Castello di Brescia, mi chiese se mi sarebbe interessato subentrare al gestore del loro bar-ristorante.
Le ho detto che se ne poteva parlare e ho subito avvertito mio fratello di questa opportunità. Abbiamo sempre desiderato un attività con me in cucina e lui al banco del bar.
Sono passati alcuni mesi quando finalmente Annamaria ci ha comunicato che i tempi erano maturi per questo subentro.
In realtà si tratta di una gestione in senso lato in quanto il bar-ristorante è di servizio al Circolo ed è riservato ai soci.
Presi da una grande carica di entusiasmo ci siamo lanciati nell'impresa ed abbiamo cominciato con una pulizia e sistemazione generale scoprendo che era assolutamente necessaria. Inoltre abbiamo scoperto che la lavastoviglie non funzionava da anni così come il frigorifero del banco bar; che la cucina a sei fuochi ne ha 4 che funzionano bene e 2 quando vogliono loro, vale a dire una volta su tre. Peccato che siano anche gli unici due fuochi "bassi". In aggiunta, la porta del forno non chiudeva bene.
Abbiamo trovato disponibilità da parte di Forza e Costanza ad effettuare degli interventi di manutenzione che però sono stati limitati in quanto le attrezzature sono datate e senza più pezzi di ricambio. 
Purtroppo Forza e Costanza non è proprietaria del centro ma è in convenzione, scaduta, con il Comune di Brescia; avrebbero in programma di intervenire anche su altri fronti quale la sistemazione degli spogliatoi ma non ha senso investire del denaro se non si ha una prospettiva di alcuni anni. Per cui siamo in attesa di una nuova definizione della convenzione.
Siamo riusciti a riaprire mercoledì maggio e su richiesta di parte dei soci abbiamo organizzato una cena per 30 persone con spiedo alla bresciana. Nonostante i timori tutto è andato alla grande anche grazie allo spiedista che abbiamo ingaggiato per l'occasione.
La nostra preoccupazione era però un'altra.
Il 2 giugno avrebbe avuto inizio il torneo internazionale femminile con prologo delle qualificazioni dal venerdì precedente. La tensione era palpabile in quanto il super-visor della Federazione avrebbe dato i voti alle varie componenti dell'organizzazione del torneo tra cui anche il servizio di ristorazione ed un buon punteggio era indispensabile per richiedere il passaggio del torneo ad una fascia superiore e quindi più importante per il prossimo anno.
I tempi ristretti fra il nostro subentro e l'inizio del torneo ha fatto sì che abbiamo dovuto proporre un menù che non era stato pensato da noi ma dal precedente gestore.
Dal venerdì con l'inizio delle qualificazioni al giovedì quando si sono svolte le semifinali del doppio e i quarti del singolare è stato un continuo preparare paste, insalate, secondi e si cominciava dalle 10 del mattino fino alle 17-18 del pomeriggio e poi la cena. L'unica serata di riposo è stata il mercoledì perché era previsto un buffet per le giocatrici in un altra location, Villa Fenaroli a Rezzato.
Al termine del torneo abbiamo saputo che il super-visor ci aveva dato un voto sufficiente motivandolo che fosse uno stimolo per il prossimo anno. Peccato che abbia espresso e inviato alla Federazione il suo parere prima del nostro buffet di fine torneo che a detta di tutti è stato spettacolare e meglio di quello di Villa Fenaroli. Vi assicuro che sono comunque soddisfazioni.
Non abbiamo potuto goderci il risultato perché il lunedì sono cominciate le settimane GREST della scuola di tennis e, a pranzo, abbiamo dai 20 ai 30 ragazzini (da me definiti lupi per quanto mangiano) e, credetemi, sono dei tester incredibili. Sentirsi dire dai genitori che, secondo i "lupi", le nostre polpette vegetariane sono diventate un mito, che una carbonara così buona non l'hanno mai mangiata e che mangiano meglio che a casa ti fa sembrare più leggera una settimana in realtà pesante.
La prossima mission che ci siamo riproposti con il Direttore del Circolo, Alberto Paris, è quella di cercare di coinvolgere i soci in cene che non siano conseguenti alla partita a tennis con amici ma che portino i soci a vivere al circolo indipendentemente dal gioco.
Non sarà semplice ma abbiamo intenzione di proporre serate tematiche tipo: pesce, paella, grigliate, vegetariano, ecc. che speriamo siano coinvolgenti.


domenica 27 aprile 2014

PETTO D'ANATRA E FEGATO DI VITELLO ALL'ACETO BALSAMICO


Alcuni miei amici, dopo il diploma, si erano iscritti alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano e, per il primo biennio, seguivano i corsi presso la sede distaccata di Brescia con obbligo di frequenza. Io stesso mi ero iscritto a Ingegneria ma, visto che avevo trovato un lavoro, non potevo avere una frequenza continua per cui per gli esami dipendevo direttamente dalla sede di Milano. Non era un grosso problema visto che mi ero iscritto solo per rinviare il servizio militare in attesa che ottenere una risposta alla mia richiesta di dispensa in quanto unica persona a lavorare in famiglia e, comunque un paio di esami li ho anche dati con risultati positivi. Per la cronaca non ho avuto la dispensa dal servizio militare ma sono stato congedato prima ancora di partire con la qualifica di metereologista radiotelegrafista nell'Arma dell'Aeronautica.
Chiaramente, una volta iscritti all'università, si ampliarono le conoscenze dei miei amici e, visto che alla sera continuavamo a frequentarci, conseguentemente anche le mie. Tra le tante nuove conoscenze c'era anche una ragazza di nome Fausta di cui era infatuato il mio amico Luciano (già più volte citato in questo blog). Fausta viveva a Lonato, località vicina a Desenzano del Garda, in una bellissima villa in collina con un magnifico parco con relativa piscina. Mi sembra quasi inutile dire che, vista la disponibilità di Fausta e dei suoi genitori, ogni occasione era buona per ritrovarci a casa sua.
Il papà di Fausta era originario della zona tra la Toscana ed il Lazio e era tradizione che a Pasquetta lui e i suoi amici preparassero la porchetta. Quell'anno, 1980, tra gli invitati dei genitori e quelli di Fausta ci ritrovammo, in una splendida giornata di sole, in una quarantina di persone pronte a mangiare tutto quello che era stato preparato ed a sbranare quella porchetta che di ridotto aveva solo il nome perché le dimensioni erano tuttaltro che piccole. Il pranzo iniziò e continuò abbondante e in allegria fino a quando, finalmente, arrivò il momento della porchetta. Portata dallo spiedo nel bel mezzo della tavolata il papà di Fausta iniziò a tagliarla asportandole per prima cosa le orecchie. Le mise in due piatti dandone uno a sua moglie poi si avvicinò ad una signora e le offrì il piatto con l'orecchio tra gli applausi; la mamma di Fausta venne verso di me e mi offrì il suo piatto con l'altro orecchio anche qui tra gli applausi di tutti.
Io, ignorante, ringraziai ma non capivo perché tutti si complimentassero e guardavo nel piatto il "misero" orecchio. Vista la mia perplessità Fausta mi spiegò che era tradizione che i padroni di casa offrissero l'orecchio del maiale, ritenuta la parte migliore per la sua croccantezza, ai due ospiti più "graditi".
Ebbene sì, lo confesso, da ragazzo piacevo molto alle mamme delle mie amiche probabilmente perché ero ritenuto il classico "bravo ragazzo". Peccato che le figlie, pur mantenendo ottimi rapporti, avessero altre mire. Mi piace pensare che non volessero dare soddisfazione alle mamme.