lunedì 25 settembre 2017

SPAGHETTI AL NERO CON SEPPIE E CREMA DI PISELLI


Questa doveva essere la ricetta per il Club del 27 di settembre che prende spunto dal tema del mese della sfida dell'MTC n° 48 - maggio 2015 - La pasta
Tra le possibili scelte avevo optato per la Pasta al nero di seppia di Tritabiscotti ma leggendo attentamente la ricetta mi sono reso conto che quella che avevo pensato divergeva troppo dalla sua.
Comunque questa è una ricetta che volevo fare da qualche tempo per cui l'ho preparata come seconda ricetta per la sfida dell'MTC di questo mese proposta da Cristina del blog Poveri ma Belli e Buoni  a tema "La pasta col pesce" anche se non credo che verrà messa in gara perché, confuso da questa indecisione su per cosa farla, mi sono dimenticato di scattare la foto delle seppie prima della lavorazione e del sugo prima di usarlo come condimento.
Lo spunto l'ho preso da una fotografia vista nel web ritraente un piatto del grande Antonino Cannavacciuolo.
Ora, non è che pretenda di fare piatti al suo livello, ma ho voluto cercare di proporre qualcosa che potesse ricordarla.
In quella ricetta, almeno guardando la fotografia, la pasta veniva sormontata da un carpaccio di seppia ma, per quanto possa impegnarmi, non credo di essere in grado di farlo per cui ho deciso di sostituirlo con la sacca della seppia grigliata.


























Questa volta ho preparato questa pasta solo per me perché mia moglie non era sicura che le piacesse il gusto del nero di seppia. Mi sarebbe piaciuto preparare della pasta fresca ma non ne ho avuto proprio il tempo per cui ho utilizzato degli spaghetti al nero che mi sono stati regalati.
Personalmente mi sono piaciuti molto ma, del resto, seppie con i piselli sono un must.


Con questa ricetta partecipo al contest MTChallenge n° 67 di settembre 2017



martedì 19 settembre 2017

LINGUINE AL RAGÙ DI MAZZANCOLLE E SALSA ALL'ACCIUGA



Quando ho visto che la vincitrice della sfida MTC n° 66 sui rolls era Cristina del blog Poveri ma Belli e Buoni mi sono detto: "Ok, vai col pesce" e in cuor mio ero più che soddisfatto.
Il fatidico 5 del mese ho letto che il tema scelto per la sfida di settembre era "La pasta col pesce"; a stento ho trattenuto urla di giubilo.
Il primo pensiero è stato quello di realizzare un piatto con pesce d'acqua dolce forse perché ultimamente lo sto riscoprendo. È più di un mese che voglio preparare la tinca al forno come viene preparata a Clusane, località sul lago d'Iseo e da allora tutti i sabato mattina vado alla Cooperativa di pescatori di quella località ma, per vari motivi, in questo periodo non è facile trovarla, anzi, praticamente impossibile. In compenso ho preso sarde (agoni), lavarello, pesce persico, etc.
Avevo pensato di fare una pasta con i gamberi di acqua dolce o, in alternativa, con l'anguilla. Sabato mi sono presentato prestissimo ma non avevano nulla di quello che desideravo. Avevano dei bellissimi filetti di pesce persico ma erano già pronti all'uso per cui non potevo utilizzarli per la sfida.
Avevo quasi pensato di rinviare di una settimana. La Manu mi ha chiesto perché non facevo le farfalle con gli scampi, piatto che a lei piace tantissimo, ma le ho risposto che l'avevo già pubblicata tempo fa e che comunque volevo fare qualcosa di diverso.


Nel pomeriggio, mentre mi guardavo la partita dell'Inter, continuavo a pensare a cosa potevo fare, All'improvviso, vedendo la pubblicità dell'ennesimo burger mi sono ricordato che, quando c'era stata la sfida sui burgher, con quello di pesce avevo preparato una salsa fantastica con i carapace dei gamberi.
Da quel momento la ricetta si è sviluppata passaggio dopo passaggio e per compensare il dolce dei gamberi e della salsa ho pensato di mettere sul fondo una crema all'acciuga che avevo visto fare in TV dal mio mito, da anni, prima che lo diventasse di tanti altri, Antonino Cannavacciuolo.
Sono corso in pescheria e sono riuscito a trovare mazzancolle dell'alto Adriatico che avevano un fumetto grande come una casa che diceva: "Era ora che arrivassi, ti stavamo aspettando."
Mentre elaboravo mentalmente la ricetta ho pensato che ci sarebbe stato bene qualcosa di fresco per cui ho deciso di completare il piatto con un gambero a carpaccio marinato.
Ho utilizzato del fumetto di pesce che avevo fatto con gli scarti di orata e che ho congelato pronto all'uso quando necessario.
Ho aggiunto i gamberi a pezzetti solo al momento della mantecatura in modo da non cuocerli troppo.
OT. Odio quando mi vengono serviti gamberi con il carapace perché spesso viene lasciato l'intestino (è più complicato toglierlo). Io lascio il carapace solo quando li faccio alla griglia perché fa da protezione alla carne ma l'intestino lo tolgo comunque.


Ho inserito questa foto per evidenziare la cremosità della salsa sulla pasta
Di seguito altre foto richiesta dalla sfida;
- le mazzancolle a crudo prima di essere pulite
- la salsa di carapaci subito dopo essere stata passata al colino



Questa ricetta mi ha soddisfatto perché è venuta come l'avevo pensata.
La Manu, pur piacendole, continua a preferire quella con gli scampi mentre sua cugina si è esibita in una fantastica scarpetta.

Con questa ricetta partecipo al contest MTChallenge n° 67 di settembre 2017



lunedì 21 agosto 2017

SARDE DEL LAGO D'ISEO AL FORNO


Le sardine di acqua dolce si chiamano in realtà agoni ma sono comunemente chiamate così per la somiglianza con le sorelle di mare.
I laghi bresciani sono ricchi di questo pesce, in particolare il lago d'Iseo dove vengono pescate ed essiccate al sole. A Monte Isola, località divenuta famosa per The Folating Piers di Christo, è tipica questo tipo di lavorazione ed è facile vedere lungo le vie queste rastrelliere dove gli agoni vengono essiccati.
La ricetta tipica sono le sarde secche con polenta abbrustolita.
Le sarde fresche vengono preparate o alla griglia o con un ripieno a base di pane secco e formaggio grana, cotte al forno ed accompagnate dalla polenta. 


Ho scelto di preparare questa ricetta perché la ritengo la più gustosa in assoluto dove l'unica difficoltà consiste nella pulizia della sarde con l'eliminazione della lisca ricavando un unico filetto che deve essere aperto a portafoglio.
Vi assicuro che comunque il risultato che si ottiene è un piatto fantastico.


Con questa ricetta partecipo a 21 agosto 2017 giornata nazionale delle sarde del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

INGREDIENTI (per 4 persone)
Sarde
4 sarde grandi o 8 medie
150 g di burro
100 g di formaggio grana grattugiato
100 g di pane secco
Qualche rametto di prezzemolo
Qualche foglia di salvia
Una foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
Olio extra vergine d'oliva
Sale
Pepe
Polenta
250 g di farina formenton della Garfagnana
1 litro di acqua
Sale grosso

PREPARAZIONE
Sarde
Pulire le sarde. Squamarle se necessario e togliere tutte le pinne.
Aprirle lungo il ventre dalla testa fino alla coda. Eliminare le interiora e la lisca centrale prendendola all'altezza della testa e facendo scorrere le dita fino alla coda.
Sciacquare sotto l'acqua fredda, asciugarle e metterle da parte aperte a portafoglio.
Nel mixer mettere il pane raffermo, le foglie di prezzemolo, di salvia e di alloro e lo spicchio d'aglio. Tritare il tutto, aggiungere il formaggio grattugiato e amalgamare il tutto. Completare con sale e pepe.
In una teglia versare un poco di olio evo, stendere in uno strato solo le sarde con la pelle verso il basso. Distribuire uniformemente sopra il pesce la miscela di formaggio e pane. Coprire totalmente il trito con fette di burro.
Inserire la teglia nel forno già caldo a 160°C in modalità ventilata per una mezz'ora (dipende dalle dimensioni delle sarde e dal grado di coloritura che si vuole del ripieno).
Polenta
Portare a bollore l'acqua in una pentola capace, aggiungere il sale e abbassare la fiamma.
Versare a pioggia la farina mescolando velocemente con la frusta per un paio di minuti.
Portare la fiamma al minimo e coprire la pentola (in questo modo non è necessario continuare a mescolare).
Mescolare bene ogni 5 minuti e portare a cottura. Con la farina che ho usato la cottura è stata di ca. 50 minuti.

giovedì 17 agosto 2017

TROTA SALMONATA ALLA GIARDINIERA DI MORGAN


Quando ho letto sulla pagina Facebook del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge che Lidia del blog The Spicy Note, in collaborazione con Erica (blog Sapori e dissapori) organizzava una giornata alla Giardiniera di Morgan ho deciso immediatamente di parteciparvi.
Ho conosciuto la Giardiniera di Morgan 3 anni fa quando collaboravo con il mio amico del Vescovado Café di Brescia. Mi era stata proposta da un fornitore e subito sono stato colpito dalla dimensione e dalla bellezza dei colori delle verdure contenute nel vaso. Quando poi l'ho assaggiata me ne sono innamorato. La croccantezza e il sapore leggermente agre ma per niente invasivo mi ha conquistato.
Sabato 1 luglio mi sono presentato all'appuntamento con le organizzatrici e ci siamo avviati a Malo (VI)  presso i Cinque sensi. Una volta arrivati siamo stati accolti da Claudia che è stata il collegamento tra le organizzatrici e la famiglia Pasqual e ho avuto modo di conoscere le altre partecipanti: Vittoria (blog La cucina piccolina) che conosco da tempo, Paola (blog Prelibata), Lisa (blog Mum Cake Frelis) e Daniela (blog Timo e lenticchie).
Il programma prevedeva una visita al laboratorio, la spiegazione da parte di Morgan della storia della sua giardiniera e una degustazione.
Dopo le presentazioni con Morgan e sua moglie Luciana o dopo averci offerto un ottimo caffé, Morgan ci ha raccontato la storia sua e della sua giardiniera.
Morgan era lo chef del Ristorante 5 sensi e come accompagnamento per la soppressa e formaggi tipici serviva una giardiniera che era talmente apprezzata dai clienti che nasce l'idea di produrne una d'asporto per i clienti. Le richieste sono rapidamente aumentate fino a portare alla decisione nel 2012 di creare un laboratorio per la produzione della giardiniera di Morgan. L'anno successivo il ristorante chiude ma le giardiniere si moltiplicano. Prima con la giardiniera di Luciana e poi con le giardiniere dedicate ai figli che prendono spunto dai loro caratteri e dal loro aspetto fisico.
Infatti la giardiniera di Morgan è una ricetta agrodolce fresca e innovativa per le tipologie di verdure utilizzate mentre la giardiniera di Luciana è la versione sottolio della Morgan con un taglio delle verdure più piccolo e con l'aggiunta di cipolla e sedano.
La giardiniera di Giada è anch'essa sottolio e alle verdure della Morgan aggiunge sedano, cipolle viola, fagiolini e cipolle borrettane per una superiore varietà di colori e un sapore più deciso.
La giardiniera di Anna è la più aromatica visto che alla base della Morgan aggiunge il cipollotto, peperoncino e zenzero. (La mia preferita)
La giardiniera di Giovanni si distingue per la varietà e particolarità delle verdure che cambiano a seconda delle stagioni e dalla presenza della frutta.
Tutti gli ingredienti utilizzati hanno una filiera certificata, la lavorazione delle verdure è tutta manuale con la cottura effettuata al vapore con una tecnologia che ne salvaguarda consistenze e colori. Morgan non utilizza additivi chimici e conservanti.
Oltre alle giardiniere vengono preparati altri prodotti agrodolci quali: il radicchio tardivo di Treviso, gli asparagi bianchi, i funghi pioppini, le cipolline, i cipollotti, le cipolle viola con capperi, le uova di quaglia e i pomodorini. Non dimenticando anche 3 tipi di salse.
A seguire la visita in laboratorio con sorpresa. Erano state preparate delle postazioni e abbiamo preparato la nostra giardiniera, scegliendo e tagliando le verdure a nostra scelta, con il liquido di governo della Giardiniera di Morgan. Uno l'ho aperto in occasione di questa ricetta. Fantastica.
Abbiamo poi degustato i vari prodotti con vari abbinamenti e ne siamo stati tutti estasiati.
Devo un grosso ringraziamento a Lidia per avermi dato la possibilità di partecipare a questo evento e a Morgan e la sua fantastica famiglia per averci fatto conoscere meglio un prodotto che è di diritto nelle produzioni italiane di food.


























L'idea di questo piatto mi è stata data direttamente da Morgan quando sono andato a trovarlo un paio di settimane fa per presentargli un amico.
Secondo Morgan la sua giardiniera poteva stare bene con del salmone cotto con il liquido di governo della giardiniera stessa. Ci ho pensato e l'ho preso come spunto per la realizzazione di questo piatto.
Ho marinato parte del filetto con il liquido di governo con l'aggiunta di rametti di timo con un risultato delicato e profumato.
Con la cottura del trancio in "due tempi" ho ottenuto il lato della pelle cotto e croccante, la parte superiore ben cotta e la parte centrale calda ma ancora cruda.
A detta delle mie ospiti fantastica.






INGREDIENTI (per 4 persone)
4 filetti di trota salmonata
Giardiniera di Morgan
Rametti di timo
Olio extra vergine d'oliva
Pepe

PREPARAZIONE
Tagliare ogni filetto ricavando un trancio di ca. 4-5 cm dalla parte verso la testa.
Eliminare con attenzioni le eventuali lische residue.
In un contenitore sufficientemente grande da contenere le code dei filetti in un solo strato versare qualche cucchiaio del liquido di governo della Giardiniera di Morgan fino ad avere uno strato di 2-3 mm. Posizionare i filetti con la pelle verso l'alto, aggiungere qualche rametto di timo, chiudere con la pellicola e lasciare marinare 3-4 ore in frigorifero.
Trascorso tale tempo togliere i filetti dalla marinatura e asciugarli.
Versare il liquido di governo in un pentolino.
Tagliare a carpaccio i filetti di trota marinati, metterli nei piatti con qualche verdura della giardiniera di Morgan.
Scaldare il liquido di governo della giardiniera fino quasi a bollore.
Versare in una padella un filo d'olio evo e farla scaldare il più possibile.
Posizionare i tranci con la pelle a contatto della padella.
Quando la pelle sarà croccante, abbassare la fiamma e versare sopra i tranci il liquido di governo caldo.
Togliere immediatamente dalla padella e aggiungerli completando i piatti

martedì 11 luglio 2017

VAMOS A LA PIADA - PIADINA PER LA SPIAGGIA DELLA PELOSA


Per la giornata nazionale del Calendario del Cibo Italiano dedicata alla piadina e alle sue sorelle è stata lanciata l'idea di abbinare la piadina a una spiaggia famosa inserendo ingredienti che la possano richiamare. Ho scelto subito la spiaggia della Pelosa a Stintino (SS). La Sardegna è rinomata per le sue spiagge e una delle più belle è proprio questa. Anzi, è stata definita per bellezza la seconda spiaggia d'Italia, la prima in Sardegna e nelle prime quattro d'Europa. 
I colori e la trasparenza del mare e la sabbia bianchissima la fanno sembrare una spiaggia caraibica e solo la vegetazione, macchia mediterranea che arriva al limitare della spiaggia, ti fa comprendere che sei in Sardegna.
La Pelosa, posizionata all'estremità del Golfo dell'Asinara è protetta dal mare aperto dai faraglioni di Capo Falcone, dalle isole della Pelosa, Piana e dall'Asinara; per questo il mare è sempre calmo anche quando spira il Maestrale..
Sull'isola della Pelosa si erge la caratteristica torre di avvistamento aragonese datata 1578. Sull'isola Piana, un tempo proprietà della famiglia Berlinguer e ora del demanio vi è un'altra torre denominata della Finanza.
Arrivando al mattino da Stintino quando, scollinando sulla strada, ti si pone davanti lo specchio di mare della Pelosa, la posizione del sole, colora il mare di mille sfumature di blu e verde. Non puoi non rimanerne incantato.
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di poter fare, sempre a fine giugno, qualche settimana di vacanza a Stintino e era fantastico perché non c'era la folla che mi dicono ci sia ad agosto. Quest'anno stiamo facendo un pensierino per settembre. Speriamo di riuscirci.

Ho avuto un problema con l'hard-disk esterno che ha deciso di non funzionare più.
Purtroppo tutte le fotografie fatte nei vari anni alla Pelosa sono andate perdute per cui, di seguito, ho inserito immagini prese dal web con relativo link.

I colori della Pelosa - Dal web

La torre aragonese - Pescarapescara.it

Al tramonto - Nanopress.it
La Pelosetta - Webstintino.com

Torre Aragonese, Isola Piana e Asinara - Tripadvisor.it

L'acqua limpida della Pelosa - Ignas.it
Circa tre anni fa, giugno 2014, il tema dell'MTC era proprio la piadina e allora avevo proposto quella con burrata, acciughe e capperi che poi avevo inserito nel menù della Club House con discreto successo.
In questo caso ho voluto farcire la piadina con ingredienti che potessero richiamare la Sardegna ma che fossero reperibili quì al nord.
In Sardegna tra i piatti tipici c'è il porceddu per cui ho pensato che la farcitura potesse essere con fette di porchetta. Come formaggio ho scelto chiaramente una ricotta di capra che avrei voluto aromatizzare con il mirto che però questa volta non ho trovato. Ho completato con la rucola perché il suo sapore amarognolo si sposa perfettamente con la sapidità della porchetta.


Con questa ricetta partecipo a 11 luglio 2017 giornata della Piadina e le sue sorelle del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

mercoledì 5 luglio 2017

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO


Amo la pasta e la mangio volentieri condita solo con un filo d'olio e una grattata di pepe oppure con aglio, olio e peperoncino.
Di quest'ultima ho un ricordo dell'estate del 1976 quando mio padre aveva portato i miei fratelli e me in vacanza nella costiera amalfitana. Andammo in un campeggio di Sorrento disposto su terrazzamenti che scendevano verso il mare e ci fu assegnata una piazzola nel terrazzamento più vicino al mare. Talmente vicino che per accedere alla minuscola spiaggetta del campeggio dovevamo comunque fare circa 200 gradini. In realtà andammo poche volte in spiaggia perché per mio padre le vacanze significavano visitare le vicinanze per cui: Vesuvio, Pompei, Napoli, Capri, Amalfi, la costiera, etc.
Nel nostro terrazzamento c'eravamo noi con una tenda a casetta, tre ragazzi di Brescia anche loro con la stessa tipologia di tenda e 5 ragazzi di Caivano (NA) con una piccola canadese. Mio padre nel vedere come erano sistemati i ragazzi napoletani montò per loro la canadese che portava sempre dietro per emergenze.
Come sempre in campeggio si crea un rapporto con i vicini e visto che più o meno la maggior parte aveva la stessa età si passava diverso tempo insieme.
Quell'anno ero stato rimandato a settembre in Estimo e Tecnologia delle Costruzioni per cui mio padre, che aveva avuto un passato come insegnante (preparava studenti espulsi dai collegi agli esami del liceo classico), mi faceva alzare tutte le mattine alle 6,30 e fino alle 8 a studiare. Il resto della giornata era libero. Venuto a sapere che i ragazzi napoletani erano stati rimandati in matematica, nonostante le loro proteste, obbligò anche loro ad alzarsi tutte le mattine a studiare.
I tre bresciani erano colleghi di lavoro; due avevano poco più di 20 anni e uno, Gastone, una quindicina di più. Perché mi ricordo il nome? Perché faceva una po' da chioccia agli altri due e i napoletani lo chiamavano Mamma Gastone.
I ragazzi napoletani con i due bresciani più giovani tutte le sere andavano in discoteca e rientravano verso la una. Io li seguivo solo qualche volta sia perché non mi è mai piaciuta la discoteca sia perché a volte si tornava alla sera dai nostri giri ed eravamo veramente stanchi.
I ragazzi rientravano dalla discoteca verso la una e per prima cosa svegliavano mamma Gastone per mettere su l'acqua della pasta che veniva sempre condita dai napoletani con aglio, olio e peperoncino.
In quelle occasioni ho visto per la prima volta completare la cottura della pasta in padella aggiungendo acqua di cottura al condimento. Cottura che era molto ma molto al dente. In una parola: Fantastica.
È una delle vacanze che ricordo più volentieri sia per i posti che per le persone che ho conosciuto.
Quando i napoletani partirono ci lasciarono un vuoto incredibile. Vollero però la promessa che quando avremmo fatto rientro noi ci saremmo fermati da loro a Caivano. La promessa fu mantenuta. Arrivammo di prima mattina (con mio padre si partiva sempre all'alba) e pensavamo di ripartire dopo poco. Ci lasciarono partire a sera inoltrata; tutti avevano voluto farci conoscere le rispettive famiglie e avevano già organizzato chi ci teneva a pranzo e chi a cena e tutti ringraziarono mio padre per aver fatto studiare i figli.



martedì 4 luglio 2017

IL PIRLO - L'APERITIVO BRESCIANO IERI E OGGI

Pirlo moderno e Pirlo classico
Quando si parla di aperitivo a Brescia si parla del Pirlo.
Il Pirlo nasce nel primissimo dopoguerra quando cominciò la diffusione del Campari anche se nella memoria dei vecchi bresciani si ricorda un aperitivo diffuso già prima della guerra dove al vino bianco veniva aggiunto il vermuth e veniva chiamato "bianco sporco".
Il nome deriva da un'espressione dialettale in cui il termine "pirlare", contrariamente ad altri dialetti lombardi, non significa girare a vuoto ma, fare una piccola caduta senza conseguenze dove ci si rialza subito. La caduta del Campari nel vino dove va subito a fondo ma ritorna immediatamente alla superficie ha evocato tale termine e dato quindi origine al nome.
Il Pirlo non deve essere confuso con lo Spritz veneto di cui è comunque parente.
Il vero Pirlo prevede vino bianco fermo, acqua gassata e Campari. L'uso, anche di solo uno, tra Prosecco, Aperol e selz lo fa diventare automaticamente Spritz.

Pirlo classico
Negli anni '60 il Pirlo veniva servito nei calici (bicchieri a tulipano) e prevedeva vino bianco secco, una generosa spruzzatina di Campari e scorzetta di limone. Ghiaccio solo se serviva. A seconda del locale poteva venire accompagnato da fette di salame nostrano e pezzetti di formaggio. Il Pirlo lo potevi richiedere in qualsiasi locale dal più elegante al più infimo e, personalmente, lo andavo a bere in un locale del centro di Brescia chiamato La Grotta. Lo servivano utilizzando del fantastico Lugana (vitigno a sud del lago di Garda).

Pirlo moderno
Oggi il Pirlo ha subito variazioni dovute soprattutto alla moda. È stata inserita anche una variante denominata Pirlone che viene servita in bicchieri più grandi con molto ghiaccio e viene utilizzato il selz essendo questo molto più diffuso rispetto alle origini; viene poi decorato da fette di arancia. In molti locali chiedi il Pirlo ma ti viene servito lo Spritz e, con la moda dell'apericena, c'è la tendenza di giudicare il Pirlo non in base alla qualità del cocktail che ti viene servito ma dalla quantità di stuzzichini con cui viene accompagnato.
Personalmente lo apprezzo in pochi locali e particolarmente al Vescovado Café, in centro a Brescia vicino alle maggiori attrazioni turistiche della città, di proprietà di un amico, anche perché, avendoci lavorato, sono certo della qualità dei prodotti che utilizza.
Le fotografie sono state fatte presso il suo locale e le due versioni del Pirlo sono state preparate dal barman Claudio. Per cui se passate a Brescia e volete bervi il vero Pirlo bresciano fermatevi da Mauro e chiedetegli il vero Pirlo. Vi accoglierà a braccia aperte.

Claudio e Carla 
Quest'anno il New York Times ha decretato il Pirlo come aperitivo dell'anno 2017.
La giornalista Rosie Schaap, drink columnist del NYT, ha definito il cocktail bresciano l'aperitivo migliore per il 2017. La Schaap non ha scoperto il Pirlo a Brescia ma tramite un bresciano doc, Damiano Abeni, storico traduttore di poesia americana e redattore della rivista Nuovi Argomenti, che in un bar di Roma ha fatto preparare il classico Pirlo per la sua ospite. La definizione data dalla giornalista è stata: "L'arte del Pirlo è tutta nella sua capacità di essere sociale; non è troppo alcolico da far deragliare le conversazioni e non è troppo lungo da non ordinarne un altro; non è troppo complicato da poter essere bevuto solo all'Harry's Bar. In definitiva nella modestia di un aperitivo accompagnato da formaggio, salumi e pane, vi è tutta l'essenza di un momento italianissimo di contemplazione."

Con questa ricetta partecipo a 4 luglio 2017 giornata dell'Aperitivo del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge