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giovedì 16 aprile 2020

SPAGHETTI CON CREMA DI FOGLIE DI CAVOLFIORE E CAROTE


Il gruppo dell'MTC su Facebook è pieno di iniziative e visto questo periodo di "clausura" forzata ci è venuta voglia di tornare in qualche modo a sfidarci. Non è un ritorno alle vecchie sfide dell'MTC ma, un modo per tenerci attivi.
Alessandra e Greta hanno proposto di fare della pasta secca utilizzando per il condimento gli scarti di altri prodotti. Attenzione: ho detto scarti e non avanzi.


La mia scelta è andata subito sugli spaghetti aglio, olio e peperoncino su crema di bucce di patate con decoro di crema di carote e di foglie di ravanelli. Alessandra mi ha fatto presente che il peperoncino avrebbe probabilmente ucciso il resto. Ho tolto il peperoncino e l'aglio sostituendo solo quest'ultimo con dell'olio evo aromatizzato all'aglio.
Ho sostituito le patate con le foglie di cavolfiore e non ho fatto la crema con le foglie di ravanello perché non li ho trovati, 


Il risultato non è stato male e l'olio all'aglio gli dà una marcia in più.
Ci sarebbe stata bene un'acciuga nelle crema con le foglie di cavolfiore ma quella non si può dire che sia propriamente un'avanzo.
Il pane fatto così lo uso spesso anche con risotti cremosi per dare un po' di croccantezza che non ci sta male.
La crema di cavolfiore l'avrei voluta un po' più liscia ma nonostante 20 minuti di mixer non ho ottenuto il risultato che avrei voluto e che mi avrebbe consentito di fare un effetto diverso con la crema di carote. Forse avrebbe aiutato un po' di patata ma, come già detto, non sarebbe stato un avanzo.
Comunque questo è un ottimo metodo per considerare quante cose buttiamo e che in realtà potrebbero usate altrimenti.
Ad esempio è aro che butti i rametti del prezzemolo perché li uso da mettere nel brodo o per aromatizzare dei condimenti.

INGREDIENTI (per 2 persone)
160 g di spaghetti
Foglie di un cavolfiore
Bucce di 4-5 carote
Olio extra vergine d'oliva
Olio all'aglio
Pane raffermo
Sale
Pepe
Menta fresca

PREPARAZIONE
Lavare bene gli scarti di cavolfiore, scottarli in acqua bollente salata per un minuto, scolarli e raffreddarli velocemente. Versarli nel bicchiere del mixer ad immersione, aggiungere un poco d'olio evo, e frullare aggiungendo se necessario un poco di acqua fino ad ottenere una crema liscia.
Ripetere l'operazione con le bucce di carote. Tenere le due crema in caldo.
Mettere a bollire abbondante acqua salata quindi cuocere gli spaghetti.
Macinare grossolanamente il pane raffermo e farlo saltare rapidamente in un padellino con un filo d'olio evo.
Quando gli spaghetti saranno cotti scolarli bene, rimetterli nella pentola e condirli con olio evo e una macinata di pepe.
Stendere a specchio sul piatto la crema di cavolfiore quindi, con una pinza e un mestolo formare un nido di spaghetti e metterlo al centro del piatto.
Mettere la crema di carote in un biberon e versarla facendo un paio di giri attorno agli spaghetti.
Con uno stuzzicadenti fare una spirale lungo la crema di carote facendo tutto il giro.
Completare distribuendo a pioggia sugli spaghetti il pane raffermo e completare con qualche fogliolina di menta.

sabato 11 aprile 2020

SPAGHETTI ALLE VONGOLE VERACI


Dopo diverso tempo, oggi pubblico uno dei miei piatti preferiti: gli spaghetti alle vongole.
Questo piatto lo trovi praticamente in tutte le pizzerie e in moltissimi ristoranti ma confesso che raramente le ho trovate fatte veramente bene.
Il mio punto di riferimento l'ho mangiato circa 30 anni fa nei pressi del monte Conero ad Ancona e, nonostante sia passato tanto tempo, è sempre vivo il ricordo del sapore e del profumo di quella pasta.
È un piatto semplice e con pochissimi ingredienti ma nasconde delle insidie. Insidie che possono determinare la riuscita del piatto.
Lo preparo da tempo immemore ma solo negli ultimi anni sono riuscito ad ottenere un risultato che mi soddisfa.
Ne è la prova che è una delle paste preferite dalla Manu e che quando mi facevo un weekend di relax con gli amici a Rapallo, questi preferivano la mia pasta alle vongole piuttosto che quella proposta nei locali della zona.


Il merito del mio miglioramento è anche perché seguo i suggerimenti che ho visto in tv di uno chef che seguo fin dalle sue prime apparizioni in tv ben prima dei vari Masterchef, Cucine da incubo, ecc.  
In conclusione ecco i punti a cui fare attenzione:

  • sembra scontato ma con così pochi ingredienti la materia prima di qualità è fondamentale; per le vongole io acquisto quelle del litorale veneto e per l'olio uno profumato ma non coprente per cui o i vicini oli del Garda e del Sebino o un ottimo olio ligure
  • il drenaggio delle vongole; meglio un ricambio in più che sentire della sabbia tra i denti
  • utilizzare con parsimonia l'olio. Si trovano locali in cui questo piatto annega nell'olio
  • Le vongole devono essere tolte mano a mano che si aprono altrimenti avremo delle vongole ben cotte e altre stracotte
  • versare con delicatezza il liquido di cottura delle vongole così da fermare eventuali residui di sabbia
  • completare la cottura della pasta in padella nel liquido delle vongole in modo che la pasta ne assorba il sapore

Seguendo questi piccoli dettagli avrete sicuramente un ottimo risultato.





INGREDIENTI (per 4 persone)
320 g di spaghetti di Gragnano
1 kg di vongole veraci
2 spicchi d’aglio
1 bicchiere d'acqua
Olio extra vergine d’oliva
Prezzemolo tritato
Sale
Pepe

PROCEDIMENTO
Controllare le vongole e eliminare quelle con il guscio rotto. Mettere le vongole in una ciotola che le possa contenere comodamente contenente acqua salata. Per ottenere una salinità vicina a quella del mare occorrono 35 g di sale ogni litro d’acqua.
Lasciarle a temperatura ambiente per almeno 6 ore. Trascorso questo tempo togliere delicatamente le vongole dall'acqua ed eliminare quest’ultima con il residuo di sabbia che conterrà. Ideale ripetere questa operazione per almeno 2 volte.
Mettere una capace padella sul fornello a fuoco medio, aggiungere pochissimo olio evo con gli spicchi d’aglio e fare rosolare fino a quando quest’ultimo non sarà imbiondito.
Eliminare l’aglio, versare le vongole con il prezzemolo tritato e un bicchiere d'acqua coprire.
Fare cuocere per 2-3 minuti quindi togliere il coperchio e mettere in una ciotola le vongole mano a mano che si aprono. Versare con molta delicatezza e lentamente il liquido di cottura rimasto in padella in modo da evitare che eventuale sabbia rimasta vada con le vongole.
Fare cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata e nel frattempo sgusciare le vongole tenendone una ventina (le più belle) con il guscio.
In una padella versare il liquido di cottura portandolo ad ebollizione quindi aggiungere gli spaghetti quando mancheranno un paio di minuti alla cottura desiderata togliendoli dall'acqua ma mantenendo quest’ultima.
Completare la cottura della pasta aggiungendo, se necessario, dell’acqua di cottura della stessa, aggiungere le vongole sia con il guscio che senza e, se volete, del prezzemolo tritato.
Alla fine aggiungere, senza esagerare, dell’ottimo olio evo e fare saltare la pasta in modo che si mantechi un poco.
Servire ben caldi con le vongole con il guscio ben in vista.
P.S. In questo modo otterrete degli spaghetti bel lucidati dall'olio evo e non annegati nello stesso come spesso si vedono.

venerdì 12 luglio 2019

I MIEI FUSILLI FREDDI ALLA CAPRESE CON SALMONE E OLIVE



Sono passati dei mesi dall'ultimo post.
Non è che in questo lasso di tempo non abbia prodotto nuove ricette, solo che non ho avuto né il tempo né la voglia di mettermi a scrivere dei nuovi post.
Ora sembra che questa voglia sia tornata per cui, anche in considerazione che stanno arrivando le ferie e avrò più tempo, sono pronto a preparare i post e a pubblicare altre ricette.


Come cantava Bruno Martino nella canzone "Estate" anche io "odio l'estate" quanto meno per le temperature africane degli ultimi anni. Non sopporto il caldo non tanto durante il giorno quanto la notte. Sono uno che dorme scoperto e con solo l'intimo addosso anche d'inverno. Figuriamoci come mi posso sentire in queste notti le temperature faticano a scendere sotto i 30°C.
La notte è un continuo vagare tra la sala, con aria condizionata e divano scomodo, e la camera, con ventilatore che porta dentro aria calda e letto comodo.
La soluzione ci sarebbe: dovrei smettere di russare così da poter dormire in camera con la Manu dove c'è l'aria condizionata: In questo momento, con i decibel del mio russare, io sono sicuro di dormire mentre è altrettanto certo che non dormirebbe lei. E la Manu reduce da una notte dove non ha dormito non l'auguro a nessuno.
La Manu continua a dirmi di prendermi un pinguino visto che tra l'altro la cameretta è davvero piccola ma non mi sono ancora deciso. Penso però che anche stavolta le darò ascolto.


Con questo caldo è un sollievo mangiare una pasta fredda come quella di questa ricetta che non è altro che una caprese con l'aggiunta di olive e salmone. Quest'ultimo l'ho messo crudo al naturale in stile giapponese ma nulla vieta di dargli una marinatura magari a secco. 


domenica 25 marzo 2018

PENNETTE CON PHILADEPHIA E PANCETTA AFFUMICATA


Questo bimestre il blog Recipe-tionist è Profumo di Limoni di Valentina.
Come sempre la prima cosa è stata quella di andare a curiosare tra le sue ricette e a salvare quelle che mi hanno fatto venire voglia di provare a farle.
Alla fine mi sono ritrovato con decine di ricette selezionate e la scelta si è fatta dura.
Tolgo la sorpresa e premetto già che questa volta non parteciperò con una sola ricetta anche perché, al momento, ne ho già fatte almeno un altro paio.


La scelta di questa ricetta nasce dal post di Valentina in cui riassume perfettamente il concetto del come un piatto, magari all'inizio non ti dice un gran che ma dopo che l'hai assaggiato ti sorprende.
Anche con la Manu è stato così. Quando le ho detto gli ingredienti ha fatto una smorfia che non aveva nulla di positivo. Quando l'ha assaggiata è rimasta sorpresa e mi ha confermato che non si sarebbe mai aspettata una pasta così gustosa. 


Confermo che il Philadelphia è perfetto per questa preparazione infatti riesce ad assorbire il sapore della pancetta esaltandolo.
Alla fine, grazie a Valentina, ho scoperto una pasta semplicissima e velocissima ma con un gran sapore.
Nella sua ricetta Valentina ha decorato il piatto con foglie di origano fresco (almeno mi sembra). Io non l'ho trovato e l'ho sostituito con il prezzemolo che, credetemi, ci sta benissimo.
Ho utilizzato il pepe bianco e non quello nero solo per una questione visiva.

Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di Marzo - Aprile 2018



martedì 27 febbraio 2018

EASY PUMPKIN AND CHEESE


In memoria di Barbara Pivetta

Wonder Pot, ossia, la pentola delle meraviglie è l'argomento del mese di febbraio per il Club del 27. La scelta doveva essere fatta tra 36 ricette tratte dall'omonima raccolta di Food and Garden.
Ne avevo prese in considerazione una decina e questa non era contemplata.
Ho fatto vedere il mio elenco alla Manu con le relative fotografie e lei ha cominciato: "Questa no! Questa no! Questa forse! ..." e via così quando poi ha visto la foto di questa ricetta e mi ha detto subito "Questa sì".
Alla fine, come sempre l'ho accontentata anche perché comunque cucino principalmente per noi due.

Questa ricetta prende spunto dalla salsa della versione americana dalle fettuccine di Alfredo, famose in tutto il mondo ed in particolare negli Stati Uniti dove nel condimento viene aggiunta la heavy cream, una panna con un contenuto di grasso superiore a quelle in commercio in Italia.
Gli statunitensi vanno pazzi per questa salsa che utilizzano anche nei mega sandwich o come accompagnamento alla carne, pollo in particolare.


Le origini delle fettuccine di Alfredo risalgono ai primi del novecento a Roma e ne riporto la storia raccontata dal nipote in un commento alla ricetta pubblicata sul sito del Cucchiaio di Argento.

Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio; naque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue "fettuccine" divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è "the birthplace of fettuccine all'Alfredo".
Alfedo Di Lelio inventò le sue "fettuccine" per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle "fettuccine" su un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con "i baffi all'Umberto" ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue "fettuccine" davanti ai clienti sempre più numerosi.
Nel 1914, a seguito di chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna, Alfredo Di Lelio decide di trasferirsi in un locale in una via del centro di Roma (Via della Scrofa), ove aprì il suo primo ristorante che gestì fino al 1943, per poi cedere l'attività a terzi estranei alla sua famiglia.
Ma l'assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante "Il Vero Alfredo" (noto all'estero anche come "Alfredo di Roma") in Piazza Augusto Imperatore n. 30.
Con l'avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della "dolce vita". Successo che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose "fettuccine all'Alfredo" al doppio burro da me servite, con l'impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con "2 posate d'oro"; una forchetta ed un cucchiaio d'oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani Mary Pickford e Douglas Fairbanks in segno di gratitudine per l'ospitalità.
N.d.r. : Mary Pickford è l'attrice del cinema muto a cui è stato dedicato il famoso cocktail nato a Cuba nel 1920 nel bar del National Hotel de l'Havana.

Questa storia mi ha proprio incuriosito e la prossima volta che andrò a Roma sicuramente passerò ad assaggiarle.


Ho preparato questo piatto cercando di attenermi il più possibile alla ricetta originale ma alcune cose non ho potuto non variarle.
  • La salsa di Alfredo la si può reperire pronta negli USA ma da noi non mi risulta che sia in commercio e comunque è semplice da preparare si deve avere solo pazienza.
  • Ho utilizzato la fontina come indicato nella ricetta ma dubito che il formaggio usato negli States di più facilmente un surrogato tipo Fontal
  • Non mi sono posto il problema di cercare la purea di zucca, peraltro in vendita sul web, perché ho preferito farmela io.
  • Lo stesso dicasi per il peperone che ho grigliato e pulito.
  • La cottura della pasta l'ho controllata per avere non una pasta "morbida" come da ricetta, ma al dente per cui l'ho tolta quando aveva ancora bisogno di un paio di minuti perché contavo che nel tempo di riposo la cottura sarebbe proseguita. La pasta è risultata al dente anche se per i miei gusti avrei dovuto toglierla un minutino prima.
  • Ho utilizzato il pepe nero di Tasmania che ha un profumo fantastico non macinandolo ma triturandolo al coltello per avere granelli di dimensioni diverse.
  • Alla fine si ottiene una pasta appena decente e decisamente troppo corposa. Se sommo tutti gli ingredienti esclusa l'acqua, considerando che il peso della pasta è a secco, e divido per 6 persone ottengo ca. 230 g di porzione che diventano quasi 400 g con la pasta cotta. Troppo anche per un piatto unico.
  • Ho molte perplessità sul metodo di cottura della pasta. Vero è che i vari aromi penetrano nella pasta dandogli più sapore però la cottura, un po' più lunga di quella normale, deve essere costantemente seguita e si deve mescolare di frequente come per un risotto.
Alla fine NON sono rimasto soddisfatto, mi aspettavo di meglio e se gli Yankees è così che mangiano la pasta è meglio che continuino a fare della bella carne alla griglia.
Comunque proverò a rifarla correggendo le dosi e con la cottura tradizionale.

Con questo post partecipo al Club del 27 - Febbraio 2018 - Wonder Pot per l'MTC.

Il post con il riepilogo delle ricette partecipanti lo si può trovare sul sito dell'MTC a questo link.


mercoledì 25 ottobre 2017

SPAGHETTI ALLA NERANO


Ho scoperto questo piatto in occasione del Club del 27 dello scorso mese di settembre.
Tra i vari tipi di pasta tra cui si poteva scegliere c'era anche questa. Per accontentare mia moglie avevo scelto di fare gli spaghetti alla puttanesca, ma mi ero ripromesso di fare al più presto gli spaghetti alla Nerano che erano stati proposti da Rosaria del blog Sosi Dolce e Salato.
Quale migliore occasione poteva esserci se non farla per la Giornata Mondiale della Pasta festeggiata anche dal Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge?
La pasta, simbolo del food italiano per eccellenza, seconda, forse, soltanto alla pizza. Se ci pensiamo bene sono tantissime le paste che si rifanno alla località dove sono nate e la Nerano non fa eccezione.
Nerano è una località della Costiera Amalfitana sita nel Parco marino di Punta Campanella con uno splendido scorcio verso l'isola di Capri. Qui è nata questa meravigliosa pasta la cui ricetta vera pare sia un segreto gelosamente custodito.
Una delle tipicità di questa ricetta è il Provolone del Monaco formaggio DOP a pasta filata che viene prodotto nella penisola sorrentina dal 1700.
L'altra particolarità è che le zucchine sono fritte ma devono rimanere morbide e non croccanti.


La pasta alla Nerano che propongo magari farà rizzare i capelli ai puristi ma ne motivo la scelta.
Nonostante la ricerca non sono riuscito a trovare il Provolone del Monaco e, come suggerito da Rosaria, l'ho sostituito con del caciocavallo stagionato di ottima qualità.
Ho sostituito il basilico con la menta perché ... a Napoli le zucchine chiamano la menta come nelle celeberrime zucchine alla scapece.
Concludo affermando che questa pasta entra di diritto nelle mie preferite e che non mancherò di rifare, rifare e rifare.

Con questa ricetta partecipo a 25 ottobre 2017 Giornata Mondiale della Pasta del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge

mercoledì 27 settembre 2017

SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA
























Inizialmente, per il Club del 27 di settembre che prende spunto dal tema del mese della sfida dell'MTC n° 48 - maggio 2015 - Adesso Pasta, tra le possibili scelte avevo optato per la Pasta al nero di seppia di Tritabiscotti ma leggendo attentamente la ricetta mi sono reso conto che quella che avevo pensato divergeva troppo dalla sua.
Inoltre mi moglie non era molto invogliata dal nero di seppia e mi ha pregato di fare, una volta tanto, una pasta in cui ci fosse il pomodoro.
Alla fine ho optato per gli Spaghetti alla Puttanesca di Antonella del blog Sapori in concerto.
Questa è una pasta di origine napoletana nata con olive e capperi (aulive e cchiapparielle) con aggiunta di acciughe sotto sale nella versione laziale.
Anche l'origine del nome è controversa come sempre quando le ricette sono così popolari e circolano varie versioni: dall'idea del proprietario di una casa di appuntamenti dei Quartieri Spagnoli, a quella che afferma che il nome sia coniato, non è dato a sapere per quale motivo, da un pittore e a quella che il nome sia stato dato da un architetto che, invitato dagli amici a preparare una pasta, gli dissero di condirla con qualsiasi puttanata avesse in dispensa.


Personalmente, al di là di quelle che possano essere le storie vere o inventate ritengo che sia uno di quei piatti nati per caso nei quartieri popolari con ingredienti alla portata di tutti in grado però di esaltarne i sapori.
Una pasta semplice da realizzare e con un sapore fantastico.
Questo almeno a quanto mi hanno detto mia moglie e sua cugina Grazia che l'hanno molto apprezzata. Prova ne sia che hanno fatto la scarpetta fino all'ultima traccia di sugo.


Con questo post partecipo al Club del 27 - Settembre 2017 - Pasta e basta
Il post con il riepilogo delle ricette partecipanti lo si può trovare sul sito dell'MTC a questo link.




INGREDIENTI (per 4 persone)
320 g di spaghetti
350 g di pomodori pelati
20 olive nere denocciolate
2 cucchiai di passata di pomodoro
4 filetti di acciughe sotto sale
3 cucchiai di capperi sotto sale
3 spicchi d'aglio
Peperoncino
Pecorino grattugiato
Olio extra vergine d'oliva
Sale

PREPARAZIONE
Spelare gli spicchi d'aglio, privarli dell'anima interna e schiacciarli leggermente.
Mettere a bollire abbondante acqua salata.
In una padella versare dell'olio evo, aggiungere gli spicchi d'aglio, il peperoncino secco schiacciato e fare soffriggere a fuoco moderato.
Aggiungere i pomodori pelati e fare cuocere per 5 minuti. Togliere l'aglio e aggiungere le acciughe dissalate e spezzettate, i capperi dissalati, le olive tagliate a metà e la passata di pomodoro. Continuare a cuocere per una decina di minuti aggiungendo, se necessario, acqua di cottura della pasta.
Nel frattempo gettare in pentola gli spaghetti a farli cuocere fino a un paio di minuti prima del termine della cottura; scolarli e metterli nella padella con il condimento.
Fare saltare gli spaghetti aggiungendo un poco di acqua di cottura. Mantecare e completare la cottura aggiungendo, se necessario, altra acqua e altro olio evo.
Con una pinza e un mestolo formare un nido di spaghetti e metterlo al centro del piatto aggiungendo un po' del condimento.
Completare distribuendo a pioggia il pecorino grattugiato.

lunedì 25 settembre 2017

SPAGHETTI AL NERO CON SEPPIE E CREMA DI PISELLI


Questa doveva essere la ricetta per il Club del 27 di settembre che prende spunto dal tema del mese della sfida dell'MTC n° 48 - maggio 2015 - La pasta
Tra le possibili scelte avevo optato per la Pasta al nero di seppia di Tritabiscotti ma leggendo attentamente la ricetta mi sono reso conto che quella che avevo pensato divergeva troppo dalla sua.
Comunque questa è una ricetta che volevo fare da qualche tempo per cui l'ho preparata come seconda ricetta per la sfida dell'MTC di questo mese proposta da Cristina del blog Poveri ma Belli e Buoni  a tema "La pasta col pesce" anche se non credo che verrà messa in gara perché, confuso da questa indecisione su per cosa farla, mi sono dimenticato di scattare la foto delle seppie prima della lavorazione e del sugo prima di usarlo come condimento.
Lo spunto l'ho preso da una fotografia vista nel web ritraente un piatto del grande Antonino Cannavacciuolo.
Ora, non è che pretenda di fare piatti al suo livello, ma ho voluto cercare di proporre qualcosa che potesse ricordarla.
In quella ricetta, almeno guardando la fotografia, la pasta veniva sormontata da un carpaccio di seppia ma, per quanto possa impegnarmi, non credo di essere in grado di farlo per cui ho deciso di sostituirlo con la sacca della seppia grigliata.


























Questa volta ho preparato questa pasta solo per me perché mia moglie non era sicura che le piacesse il gusto del nero di seppia. Mi sarebbe piaciuto preparare della pasta fresca ma non ne ho avuto proprio il tempo per cui ho utilizzato degli spaghetti al nero che mi sono stati regalati.
Personalmente mi sono piaciuti molto ma, del resto, seppie con i piselli sono un must.


Con questa ricetta partecipo al contest MTChallenge n° 67 di settembre 2017



mercoledì 5 luglio 2017

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO


Amo la pasta e la mangio volentieri condita solo con un filo d'olio e una grattata di pepe oppure con aglio, olio e peperoncino.
Di quest'ultima ho un ricordo dell'estate del 1976 quando mio padre aveva portato i miei fratelli e me in vacanza nella costiera amalfitana. Andammo in un campeggio di Sorrento disposto su terrazzamenti che scendevano verso il mare e ci fu assegnata una piazzola nel terrazzamento più vicino al mare. Talmente vicino che per accedere alla minuscola spiaggetta del campeggio dovevamo comunque fare circa 200 gradini. In realtà andammo poche volte in spiaggia perché per mio padre le vacanze significavano visitare le vicinanze per cui: Vesuvio, Pompei, Napoli, Capri, Amalfi, la costiera, etc.
Nel nostro terrazzamento c'eravamo noi con una tenda a casetta, tre ragazzi di Brescia anche loro con la stessa tipologia di tenda e 5 ragazzi di Caivano (NA) con una piccola canadese. Mio padre nel vedere come erano sistemati i ragazzi napoletani montò per loro la canadese che portava sempre dietro per emergenze.
Come sempre in campeggio si crea un rapporto con i vicini e visto che più o meno la maggior parte aveva la stessa età si passava diverso tempo insieme.
Quell'anno ero stato rimandato a settembre in Estimo e Tecnologia delle Costruzioni per cui mio padre, che aveva avuto un passato come insegnante (preparava studenti espulsi dai collegi agli esami del liceo classico), mi faceva alzare tutte le mattine alle 6,30 e fino alle 8 a studiare. Il resto della giornata era libero. Venuto a sapere che i ragazzi napoletani erano stati rimandati in matematica, nonostante le loro proteste, obbligò anche loro ad alzarsi tutte le mattine a studiare.
I tre bresciani erano colleghi di lavoro; due avevano poco più di 20 anni e uno, Gastone, una quindicina di più. Perché mi ricordo il nome? Perché faceva una po' da chioccia agli altri due e i napoletani lo chiamavano Mamma Gastone.
I ragazzi napoletani con i due bresciani più giovani tutte le sere andavano in discoteca e rientravano verso la una. Io li seguivo solo qualche volta sia perché non mi è mai piaciuta la discoteca sia perché a volte si tornava alla sera dai nostri giri ed eravamo veramente stanchi.
I ragazzi rientravano dalla discoteca verso la una e per prima cosa svegliavano mamma Gastone per mettere su l'acqua della pasta che veniva sempre condita dai napoletani con aglio, olio e peperoncino.
In quelle occasioni ho visto per la prima volta completare la cottura della pasta in padella aggiungendo acqua di cottura al condimento. Cottura che era molto ma molto al dente. In una parola: Fantastica.
È una delle vacanze che ricordo più volentieri sia per i posti che per le persone che ho conosciuto.
Quando i napoletani partirono ci lasciarono un vuoto incredibile. Vollero però la promessa che quando avremmo fatto rientro noi ci saremmo fermati da loro a Caivano. La promessa fu mantenuta. Arrivammo di prima mattina (con mio padre si partiva sempre all'alba) e pensavamo di ripartire dopo poco. Ci lasciarono partire a sera inoltrata; tutti avevano voluto farci conoscere le rispettive famiglie e avevano già organizzato chi ci teneva a pranzo e chi a cena e tutti ringraziarono mio padre per aver fatto studiare i figli.



giovedì 27 aprile 2017

LINGUINE CON LUMACHE STUFATE


Oggi, 27 aprile 2017, è la giornata del Calendario del Cibo Italiano by MTChallenge dedicata a lumache e rane e per celebrarla ho deciso di preparare questa ricetta con le lumache.
Le ho scoperte quando ero da poco maggiorenne.
Prima mi ero sempre rifiutato di prendere in considerazione anche solo l'eventualità di assaggiarle.
A luglio mi ero diplomato e trascorrevo i weekend a Gallarate a dare una mano a mio padre.
In un weekend di autunno, appena arrivato vengo a sapere che eravamo stati invitati a quella che viene chiamata, in edilizia, la cena del tetto e che, come si può desumere, viene organizzata quando la nuova costruzione arriva alla realizzazione del tetto.
Arrivati in trattoria, dopo le presentazioni (conoscevo solo l'impresario cliente di mio padre), partiamo con un classico antipasto. 
Se mettiamo a tavola una ventina di donne possiamo stare sicuri che nel giro di pochi minuti partirà un cicalleggio che raggiungerà un elevato numero di decibel. Questo è niente quando a tavola ci sono una ventina di muratori. Sarà per l'abitudine dovuta al fatto che in cantiere raramente si parla, il più della volte si urla, ma vi assicuro che quello delle donne diventa un sottofondo quasi musicale.
In questo contesto sonoro i camerieri cominciarono a servire i primi e uno di questi erano degli spaghetti con un sugo di pomodoro con dei pezzetti scuri.
Non mi sono posto il problema di chiedere anticipatamente cosa fossero; li ho mangiati e apprezzati tanto che feci il bis.
Solo dopo i primi bocconi compresi dalle parole dei miei vicini di posto che avevo mangiato le lumache.
Da allora le ho mangiate stufate con la polenta, con la pancetta, con gli spinaci, alla bourguignonne e in tanti altri modi,
C'è un ristorante a Lonato (BS) dove puoi cenare con portate tutte a base di lumache che ho provato personalmente. Ottima cena ma per un anno non ho voluto più mangiarne.


Inizialmente avevo pensato di preparare le lumache stufate con la polenta ma sono venuto a sapere che Elena del blog Zibaldone Culinario aveva avuto la stessa idea, cosa già successa in diverse occasioni; siamo probabilmente telepatici.
Da tempo ho in mente di preparare un risotto con le lumache ma è passata da poco la giornata dedicata al risotto alla parmigiana per cui alla fine ho deciso per questa ricetta.
In realtà ho preparato anche delle lumache avvolte nella pancetta da servire con l'aperitivo ma no riesco a preparare il post in tempo per cui pubblicherò prossimamente la ricetta.
Ho utilizzato delle lumache precotte in quanto non avevo tempo di spurgarle e fare una cottura completa. Quando preparerò le lumache allo sbrúnsü, ricetta tipicamente bresciana, farò la procedura completa con il metodo insegnatomi dalla mia prima suocera.



domenica 24 maggio 2015

'O SPAGHETTO CÀ PUMMAROLA




Era sabato 8 settembre 1984. Arrivammo a Napoli in treno di primo mattino. Eravamo partiti la sera prima dalla stazione Centrale di Milano in cuccetta e, anche se i posti disponibili nello scompartimento erano 4 lo avevamo occupato solo noi due. Era stato un bel viaggio. Del resto in quei momenti era tutto bello; eravamo partiti per il nostro viaggio di nozze. La nostra destinazione finale era l'isola di Vulcano nelle Eolie. Avevamo prenotato e pagato tramite un agenzia di viaggi il soggiorno presso l'Eolian Hotel. Per il viaggio, sia all'andata che al ritorno, dovevamo pagare i biglietti sul posto. Non ridete, all'epoca internet lo usavano solo i militari degli USA. La ragazza dell'agenzia ci aveva consigliato di utilizzare il treno fino a Napoli e da lì raggiungere Vulcano con il Jumbo aliscafo.
Arrivati alla stazione di Napoli lasciammo i bagagli presso il deposito della stazione e, con un taxi, andammo al porto per fare i biglietti dell'aliscafo la cui partenza era prevista per le 16. Arrivammo a destinazione e ricordo che pagai 15.000 lire. Dopo aver fatto i biglietti decidemmo di prendere un autobus per tornare verso la stazione. Mentre eravamo fermi alla fermata si avvicinò una signora che, molto cortesemente, consigliò a me di togliere l'orologio e ad Alessandra i braccialetti e la collana. Seguimmo prontamente il suo consiglio e confesso che la cosa ci turbò un poco. Salimmo sull'autobus; era stracolmo e Alessandra alla seconda fermata volle scendere. Si sentiva più tranquilla ad andare a piedi. Praticamente andammo dalla stazione marittima a quella ferroviaria percorrendo tutto Corso Umberto I. Come faccio a ricordarmelo? Semplice; c'erano una quantità di negozi di scarpe e Alessandra si fermò a tutte le vetrine senza mai entrare. Inutile dire che percorrere in questa maniera un tragitto ti sembra e ti stanchi come averne fatto almeno il doppio. Quando arrivammo in prossimità della stazione mi disse che aveva male ai piedi e voleva prendersi un paio di sandali. Per fortuna tornammo indietro solo di qualche centinaio di metri.

domenica 19 maggio 2013

MEZZE MANICHE CON PORRI, ARANCE E PISTACCHI


Il tempo vola e senza quasi accorgemene sono passati ben 5 mesi dalla mia ultima partecipazione a The Recipe-tionist (novembre 2012 - Pane per toast Metodo Tang-Zhong).
Mi sono scusato con Elisa, splendida organizzatrice di questo scambio di ricette, ma purtroppo questo è un periodo dove non riesco a seguire come desidererei, l'hobby di cucinare e di tenere aggiornato questo blog.
Chiedo scusa anche alle blogger che hanno ospitato questo gioco nei mesi dove non ho potuto partecipare assicurando che il motivo non è perché non ci fossero ricette che mi ispirassero, anzi.
In questo periodo che ho meno tempo da dedicare al blog mi sono accorto che, invece, i commenti sono in numero inversamente proporzionale; purtroppo sono di "Anonimi", in inglese e per pubblicizzare dei siti.
Di tali commenti ne sono sempre arrivati ma prima erano saltuari e Blogger li metteva nella sezione Spam, mentre ora ne arrivano almeno 5 al giorno ed alcuni, troppi, passano il filtro di Blogger. Che palle!!!!





Loredana,  Recipe-tionist del mese di maggio, lo era già stata, precisamente a febbraio 2012. Potete non crederci ma solo dopo aver realizzato questa ricetta sono andato a rivedere quella che avevo preparato per l'occasione (qui) e, casualmente, anche in quella, tra gli ingredienti c'erano i porri ed il sale dell'Himalaya.
In questa ricetta, rispetto a quella di Loredana (qui), ho eliminato il limone sostituendolo con il peperoncino per dare una nota più piccante e meno agra ed ho utilizzato in maniera differente le arance.


Con questa ricetta partecipo a The Recipe-tionist di Maggio ospitato da La cucina di mamma Loredana

domenica 14 ottobre 2012

SPAGHETTI SBRINZ E PEPE


Qualche settimana fa ho scoperto il concorso organizzato dal Consorzio Formaggi della Svizzera – Switzerland Cheese Marketing Italia in collaborazione con il blog Peperoni e patate e ho deciso di parteciparvi.
Il concorso prevede la reinterpretazione, da parte di blogger italiani, di piatti della tradizione italiana che abbiano tra gli in gredienti principali il formaggio sostituendo quello originale con uno dei 3 più famosi formaggi svizzeri: Emmentaler DOP, Sbrinz DOP e Le Gruyére DOP.
Dopo l'iscrizione mi sono arrivati 2 pezzi da ca. 1,5 kg dei 2 formaggi da me scelti: lo Sbrinz DOP e l'Emmentaler DOP.
Chiaramente sono due formaggi che già conoscevo e mi ero fatto un'idea su quali ricette reinterpretare; ho assaggiato quelli che mi hanno mandato e ho avuto la conferma che le mie idee ci sposavano benissimo con i sopra citati formaggi.
Ho deciso di preparare due ricette, ognuna con uno dei formaggi ricevuti, un primo ed un secondo.
La prima è questa rivisitazione della classica pasta romana Cacio e pepe e che avevo preparato recentemente nella sua ricetta tradizionale (qui).
Rispetto alla ricetta originale ho aggiunto mezzo bicchiere di latte per facilitare la fusione del formaggio ma, sinceramente, lo si può tranquillamente fare nel modo tradizionale con l'acqua di cottura della pasta.
Per questa preparazione lo Sbrinz DOP si è rivelato perfetto sia per la sua consistenza adatta ad essere grattugiata, sia per il suo sapore che surroga alla grande il pecorino romano.
Ad essere onesti la mia tester, mia moglie Manu, che le ha assaggiate ambedue ha preferito quella con lo Sbrinz DOP e, personalmente, la penso allo stesso modo.















Con questa ricetta partecipo al contest di Peperoni e patate - La Svizzera nel piatto




mercoledì 10 ottobre 2012

PASTA ALLA GRICIA


A settembre avevo pubblicato la mia Cacio e pepe e, su Facebook, la mia amica Ilaria del blog Iaia in cucina con semplicità mi fece i complimenti e mi disse che quel giorno aveva preparato un'altra pasta tipicamente romana: la pasta alla gricia.
Incuriosito, avendola sentita nominare ma non conoscendone la ricetta, sono andato a cercarla e, sorpresa, ho scoperto che è praticamente la carbonara senza l'uovo.
Io adoro la carbonara e la preparo, sempre insieme alla Manu, con una piccola variante rispetto all'originale; infatti montiamo le uova prima di aggiungerle alla pasta con il risultato che risulta un condimento molto più cremoso (ricetta qui).
La carbonara piace molto anche a mia suocera tanto che, visto che soffre di inappetenza, per farla mangiare la si deve preparare spesso. Spesso vuol dire almeno una volta alla settimana con una punta di 5 volte nella settimana trascorsa in vacanza.
Vista la somiglianza delle due ricette ho voluto prepararle la pasta alla gricia e alla damonda se le piaceva, la sua risposta è stata perentoria: "Non è male ma preferisco la carbonara."












venerdì 7 settembre 2012

PENNETTE CON PESTO DI PISTACCHI


Di ritorno dalle vacanze estive una collega di mia moglie, siciliana purosangue, di Enna, sapendo per la mia passione per la cucina mi ha portato in regalo un vasetto di pesto di pistacchi di Bronte prodotto artigianalmente.
Oltre ad esserle grato per il regalo devo confessare che ha colto pienamente nel segno perché i pistacchi mi piacciono tantissimo.
Sull'etichetta di questo vasetto era descritta molto succintamente la base di questa ricetta a cui ho eliminato le cipolle e ho apportato due piccole aggiunte.
Confesso che inizialmente ero abbastanza perplesso sull'utilizzo della panna ma, visto il risultato, mi sono ricreduto e si sposa benissimo con il pesto di pistacchi.
La mia scelta di aggiungere la graniglia di pistacchi e le foglioline di basilico greco si è rivelata azzeccata perché donano, rispettivamente, una nota di croccante ed un delizioso profumo.















lunedì 3 settembre 2012

CACIO E PEPE


Adoro la pasta e mi piace molto mangiarla in bianco condita solo con un filo di olio extra vergine d'oliva a crudo, abbondante pepe e abbondante formaggio grana grattugiato.
Tra i tanti piatti tipici della cucina romana ci sono anche gli spaghetti cacio e pepe.
Putroppo non ho mai avuto l'occasione di mangiarli.
Le volte che sono stato a Roma sono sempre state, oltre che troppo poche, delle toccate e fughe (mai più di una giornata) per cui non ho avuto modo di fermarmi a mangiare con un po' di calma.
Mi piacerebbe dedicare alla Città Eterna un po' di tempo per visitarla.
Il tour a "volo di uccello" che mi fece fare mio padre quando ero ragazzo mi diede un assaggio di quello che Roma ti può offrire e mi ha lasciato il desiderio di tornarci. A volte ci penso e mi domando come fece a farci vedere tutte quelle cose in meno di 10 ore.
Ho deciso quindi, con l'occasione di realizzare la versione finger food, che ho precedentemente postato, di farmi gli spaghetti cacio e pepe.
Questa ricetta l'ho preparata seguendo gli appunti che mi ero preso vedendola cucinare, in un programma su Gambero Rosso Channel, dal cuoco di un ristorante romano di cui purtroppo non ricordo il nome.
Come detto, non avendo mai mangiato questa pasta, non ho modo di fare un confronto ma è sicuro che, quando riuscirò a tornare a Roma, questo è uno dei piatti che vorrò mangiare.

















Come detto, questa ricetta era nata in abbinamento con la versione finger food poi, facendo un giro nel blog Zibaldone culinario della cara amica Elena ho visto questa raccolta che, dal 27/08/2012 al 09/09/2012, prevede la partecipazione con ricette romane e del Lazio e quindi ... ma che ve lo dico affà!!

Con questa ricetta partecipo all'Abbecedario culinario d'Italia organizzato da Trattoria MuVarA e ospitato, per le ricette del Lazio, dal blog GarbugliO