lunedì 20 marzo 2017

CONIGLIO CON CONFETTURA DI FICHI


La Recipe-tionist di questo mese è Cristiana con il suo blog Beuf a la mode.
Il suo è un blog che seguo da molto tempo e ho avuto occasione di conoscere personalmente sia Cristiana che Flavia, del blog Cuocicucidici organizzatrice del Recipetionist, qualche anno fa in una bellissima domenica passata nel Masoneshire (non cercatolo sull'atlante o con Google Maps, solo chi lo conosce capirà). Due persone con caratteri completamente diversi; una calma e riflessiva e l'altra estroversa e esuberante. Ambedue persone fantastiche.
Sono andato a curiosare tra le ricette. Ho guardato e riguardato diverse ricette segnandomene ben 14. Alla fine ho deciso per il coniglio con confettura di fichi.


Normalmente nel Recipetionist mi piace fare fare qualche variazione che non stravolga il piatto ma che lo personalizzi un poco.
Questa volta rispetto alla ricetta originale ho solo modificato i gradi e i tempi di cottura e ho gestito in maniera differente la salsa di cottura.


Adoro il coniglio e questa ricetta mi ha intrigato molto. Non posso dare un parere dei miei assaggiatori ufficiali perché in famiglia sono il solo a mangiare il coniglio per cui esprimo solo il mio. Ho trovato molto interessante l'abbinamento l'abbinamento con la confettura di fichi ed è certo che questa ricetta la ripeterò.

Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di Marzo-Aprile 2017


INGREDIENTI (per 4 persone)
700 g di coniglio tagliato in pezzi
1 cipolla
2 cucchiai di confettura di fichi
8 fichi secchi
1 fetta spessa di pancetta stesa fresca
1/2 bicchiere di vino bianco
Salvia
Olio extra vergine d'oliva
Sale
Pepe

PREPARAZIONE
Accendere il forno a 150°C in modalità statica.
Tritare la cipolla e la pancetta a cubetti.
Farli rosolare a fuoco basso con un poco di olio evo in una pentola che possa andare in forno grande abbastanza da fare stare i pezzi di coniglio in un solo strato.
Quando si saranno ammorbiditi toglierli dalla padella e mettere il coniglio facendolo rosolare bene da tutte le parti. Completata la rosolatura sfumare con il vino bianco.
Aggiungere il trito, la salvia, la confettura di fichi e il fichi, alcuni tagliati in 2 e altri interi.
Mescolare bene il tutto e mettere in forno per una mezz'oretta.
Aggiungere mezzo bicchiere di acqua calda e continuare la cottura per altri 30 minuti.
Togliere dal forno e togliere dalla pentola il coniglio e i fichi.
Versare il condimento nel bicchiere del frullatore a immersione e frullare il tutto fino ad ottenere una crema omogenea ma rustica.
Rimettere salsa e coniglio nella padella e tenere in caldo fino al momento di servire.
Distribuire la crema sul fondo del piatto, posizionare un paio di pezzi di coniglio e i fichi e completare con delle foglie di salvia.

giovedì 16 febbraio 2017

POLLO FRITTO - FRIED CHICKEN


Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di febbraio 2017


Il mese scorso avevo avvisato Alessandra che a gennaio e febbraio avrei avuto problemi a partecipare all'MTC visto che tra lavoro, mia mamma che è caduta dopo Natale e ancora non si è ripresa del tutto e, soprattutto, un nuovo trasloco, di tempo ne avrei avuto davvero poco.
Quando però ho visto il tema del mese proposto da Silvia Zanetti mi sono detto che dovevo trovare il modo di partecipare,
Essenzialmente per due motivi:
1. Adoro il pollo e fritto "me pone loco"
2. Se avessi vinto in qualche occasione l'MTC, il pollo fritto sarebbe stato la mia prima proposta


Come detto adoro il pollo ma fritto è stata una scoperta relativamente recente. L'ho mangiato la prima volta ben 20 anni fa a Cuba nel "paladar" di Pedro a Holguin. Direte 20 anni fa non è recente. Beh, è tutto relativo visto che ho dovuto aspettare 38 anni per scoprirlo. Del resto a casa, quando era mia mamma che cucinava, il fritto era bandito. Persino le patate erano solo o lesse o a forno.
Tornando a Cuba il pollo fritto era fantastico soprattutto abbinato alle "mariquitas" praticamente le chips fatte con il platano. Qualche tempo fa avevo anche provato a fare il pollo fritto alla cubana (qui)
Qualche anno dopo ho mangiato un eccellente pollo fritto anche in Romania in una località montana della Transilvania dove ho festeggiato il Capodanno del 2000.


Veniamo alla ricetta. Da regolamento si doveva friggere il pollo preparato in due metodi: con panatura con farina e con panatura con uovo e pane. Un metodo doveva essere fatto seguendo alla lettera quanto descritto da Silvia mentre per l'altro si poteva dare spazio alla fantasia
Ho scelto di fare come da ricetta di Silvia la panatura con farina e di variare quella con pane e uovo. Una variazione minima visto che ho cambiato solo la miscela del pane grattugiato. Ho utilizzato del pane azzimo frantumato grossolanamente con il batticarne, un po' di farina formenton otto file, varietà di granturco tipico della Garfagnana (già usato in questa ricetta) e del classico pane grattugiato.
Come suggerito da Silvia ho fritto il tutto in olio di semi di mais avendo come risultato un fritto asciutto e croccante.
Per il latticello, non avendolo trovato in commercio, l'ho preparato con il secondo metodo suggerito da Silvia
Per la salsa di accompagnamento ho preparato una maionese aromatizzata da alici di Cetara conservate in olio al peperoncino, capperi e curcuma in polvere.
Come contorno ortaggi (scalogno, ravanello, peperoncino dolce giallo e rosso) in agrodolce e delle classiche chips di patate.
Da ultimo, visto che il pollo lo mangiamo solo io e le mie belve e la Manu lo rifiuta categoricamente ho acquistato delle parti, cosce e sovra cosce, già porzionate

Sempre da regolamento si dovevano eseguire le seguenti fotografie:

LA PANAGE

LA FRITTAGE

LA INTIMITAGE

lunedì 2 gennaio 2017

MOSCARDINI IN UMIDO


Eccomi con la prima ricetta del 2017.
Questo è un piatto che avevo in mente di fare da diverso tempo.
La decisione di prepararlo è venuta dopo la mia seconda visita della Garfagnana avvenuta ai primi dello scorso novembre dove, tra le altre, ho avuto modo di visitare il Mulino di Piezza attivo dal 1736 e, come allora, le macine n pietra sono attivate dalle acque del Serchio.
Il proprietario, Aldo Bacci, produce farina di castagne, grano farro, segale, orzo e, in particolare, di formenton otto file, varietà di granturco locale di colore rosso arancio che coltiva personalmente e con un gusto eccellente.
Volevo provare la polenta fatta con questo formenton e avevo scelto di abbinarla allo stracotto d'asino che, come ben sa chi mi segue su FB, è stato oggetto di furto da parte della mia povera, piccola micia, Thea.


Come detto era un po' di tempo che volevo fare i moscardini che, quando avevo occasione di andare a Nizza per lavoro, ho mangiato spesso a Savona, sul lungo mare Corso Cristoforo Colombo, al Ristorantino di Mauro. Ora so che si è trasferito in una nuova sede, sempre lungo mare in Corso Vittorio Veneto 63 r; lo consiglio perché si mangia solo pesce che ha trovato al mattino al mercato, cotto benissimo, con la cortesia e simpatia del proprietario cuoco.
I moscardini sono molluschi simili al polipo ma decisamente più piccoli visto che un adulto può raggiungere una lunghezza massima di una quarantina di cm disteso e si differenzia altresì per avere lungo i tentacoli una sola fila di ventose. Hanno una carne meno pregiata di quella del polipo ma in umido o alla griglia sono comunque una delizia per il palato.


INGREDIENTI (per 4 persona)
Moscardini
600 g di moscardini
1 bicchiere di vino bianco secco
2 spicchi d'aglio
1 peperoncino piccolo
2 bicchieri di passata di pomodoro
Un rametto di rosmarino
Un paio di foglie di alloro
Olio extra vergine d'oliva
Sale
Pepe
Polenta
300 g di farina formenton 8 file arancio
1,5 litri di acqua
Sale grosso

PREPARAZIONE
Moscardini
Consiglio di prendere dei moscardini già puliti. Verificare che non siano più presenti gli occhi altrimenti toglierli con un coltellino. Passare i moscardini sotto l'acqua corrente quindi asciugarli bene.
Versare l'olio evo in una pentola a fiamma bassa, aggiungere l'aglio, il peperoncino, il rosmarino e l'alloro e lasciare andare per una decina di minuti. Togliere gli aromi versare i moscardini e farli cuocere per un paio di minuti quindi sfumare con il vino bianco. Aggiungere la passata di pomodoro e portare a cottura i moscardini a fuoco moderato mescolando di tanto in tanto. Il tempo dipende dalla dimensione degli stessi. Nel mio caso, erano moscardini da 150-170 g, sono stati necessari una trentina di minuti. 
Polenta
Portare a bollore l'acqua in una pentola capace, aggiungere il sale e abbassare la fiamma.
Versare a pioggia la farina mescolando velocemente con la frusta per un paio di minuti.
Portare la fiamma al minimo e coprire la pentola (in questo modo non è necessario continuare a mescolare).
Mescolare bene ogni 5 minuti e portare a cottura. Con la farina che ho usato la cottura è stata di un ora circa.

venerdì 25 novembre 2016

TIRAMISÙ


Mettiamo subito in chiaro una cosa.
Questo tiramisù non l'ho fatto io. Arrivati alla 61^ sfida dell'MTC posso finalmente dire di partecipare con mia moglie Emanuela.
Ci voleva la sfida proposta da Susy May del blog Coscina di pollo per convincerla a partecipare attivamente con me.
Finora il suo contributo era sempre stato solo a livello di consiglio nella fase preliminare dell'ideazione delle ricette o come fotografa. ma questa volta il tiramisù ha abbattuto le ultime barriere.
Emanuela, da sempre, fa un tiramisù spettacolare utilizzando i Pavesini e non i savoiardi non per una questione di gusto dei biscotti ma perché i Pavesini sono più piccoli e molto meno spessi dei savoiardi per cui il dolce risulta molto più ricco di crema.
Preso atto che per la sfida si dovevano usare i savoiardi abbiamo deciso di tenere come base il suo tiramisù con la sola sostituzione dei biscotti.
A questo punto occorreva individuare un legame con un attore, nel mio caso attrice, e un suo film che avesse una connotazione sexy.
Ora, per me, si apriva il mondo. Quante erano le attrici che per me avevano una connotazione sexy?
Tante, troppe.
Ho pensato a Catherine Zeta Jones in Entrapment o La Maschera di Zorro, a Uma Turman sotto la pioggia in Un marito di troppo, a Kate Backinsale in Serendipity, a Ashley Judd in Colpevole d'innocenza, a ... tante altre ancora.
Alla fine Emanuela mi ha suggerito quella che per lei è a l'icona sexy per antonomasia, Marilyn Monroe nel film Quando la moglie è in vacanza nella scena in cui il passaggio della metropolitana le solleva la gonna del suo abito bianco. Ho pensato che la stessa scena fu ripresa anche con Kelly LeBrock ne La signora in rosso in cui l'espressione di Gene Wilder era lo specchio di quella degli spettatori maschi.


L'abbinamento con il tiramisù è stato relativamente semplice.
Marilyn abito bianco e nel film A qualcuno piace caldo interpreta il ruolo di Zucchero per cui qualcosa di bianco e dolce e la scelta non sarebbe potuta essere che la meringa.
Kelly LeBrock abito rosso e ho pensato alla punta di acidità che avrebbe potuto avere il personaggio interpretato da Gene Wilder quando dopo essere stato a un passo da lei si trova a rifugiarsi su un cornicione; da ciò, rosso e leggermente acidulo, la melagrana.
Abbiamo quindi fatto, oltre al tiramisù classico nella pirofila, anche due monoporzioni, una con la meringa e l'altra con la melagrana.


[Emanuela]
Per me è stata la prima esperienza da infiltrata dell'MTC, ed è stato divertente visto quanto sono golosa. Però, anche se tutti i commenti che ho letto in precedenza davano come preferiti i savoiardi nella ricetta (biscotti che per altro mi piacciono molto) io continuerò a farlo con i Pavesini.
[Io]
Parere assolutamente personale; ho trovato molto più buona la soluzione con la melagrana perché con la meringa è molto più dolce.
La Manu fa delle meringhe eccellenti ma questa volta non le ha potute fare perché siamo in un periodo veramente complicato e tempo libero ne abbiamo avuto poco per ho optato per quelle di pasticceria.



Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di novembre 2016



lunedì 24 ottobre 2016

TAPAS, MONTADITOS Y PINCHOS


Questa volta, per la sfida n° 60 dell'MTC, la cara Mai del blog I colori della curcuma ha deciso di portarci dalle sue parti visto che è catalana e la sfida è sulle tapas. O meglio, sulle 3 tipologie che da noi vengono comunemente definite tapas. Le tipologie sono:
  • Le tapas che vengono mangiate seduti in un piattino
  • I montaditos che sono pezzetti di pane conditi come si vuole
  • I pinchos che sono dei bocconi tenuti da uno stuzzicadente 

La sfida prevede la realizzazione di tutte e tre le tipologie ma che abbiano un comune denominatore.
La prima sfida è stata quella di trovare questo benedetto denominatore comune e, più velocemente di quanto pensassi ho deciso che questo denominatore ero io. Più precisamente le 3 località dove ho abitato.
Gallarate - dove sono nato e vissuto la prima parte della mia vita.
Siena - dove ho mosso i primi passi in tutti i sensi e che, anche se ci ho abitato poco, è quella che sento più profonda nel mio cuore.
Brescia - dove ho vissuto gran parte della mia vita e che amo e apprezzo più di tanti bresciani doc.


Per Gallarate ho scelto la Tapa con i bruscitt. Questo è un piatto che ha origini bustocche e poi si è diffuso nel varesotto e nella provincia di Novara. Come specificato nel post del piatto essendo una vecchia ricetta nata nelle case ci sono diverse varianti e io la preparo come la faceva mio zio Tarcisio e come la mangiavo di domenica in una trattoria che frequentavo con mio padre.
Non ho indicato nella ricetta la polenta perché ognuno prepara la propria. In questo caso io la consiglio tendente al morbido.

Per Siena ho scelto i Montaditos perché cosa c'è di più classico dei crostini toscani. Non ho fatto quelli classici con milza e fegatini di pollo perché, a casa, non me li avrebbe mangiati nessuno e avrei avuto da ridire con qualcuno di mia conoscenza per cui ho deciso di farne 3 versioni che ho mangiato lo scorso anno nei 5 mesi trascorsi in Toscana.

Per Brescia rimanevano i Pinchos e la scelta è venuta da sola. Infatti nel periodo autunno inverno, a Brescia, non c'è ristorante, trattoria, agriturismo che non proponga, il sabato e la domenica, le lumache avvolte nella pancetta servite infilzate nello stuzzicadenti

Queste le motivazioni della mia scelta tenendo anche presente che sono tutte ricette di cui sono veramente goloso

Come d'uso nelle sfide dell'MTC, ecco l'infografica di Mai del blog I colori della curcuma

Con questa ricetta partecipo al contest MT Challenge di ottobre 2016



mercoledì 28 settembre 2016

FRISELLI CON ZUCCHINE, SALSICCIA E RICOTTA


Scorrendo i vari post di FB l'altro giorno ne ho letto uno che faceva riferimento al Recipe-tiuonist gioco tra food blogger organizzato dalla cara amica Flavia nel suo blog Cuocicucidici. Per questioni di tempo ho diradato le mie partecipazioni e sono passati mesi dalla ultima ed è quindi con grande piacere che ritorno a parteciparvi con questa ricetta.


La Recipe-tionist di questo mese è Lidia con il suo blog The spicy note e, una volta deciso di riprendere la mia partecipazione, per prima cosa sono andato a curiosare tra le sue ricette. Ho guardato e segnalato diverse ricette tra antipasti, primi, secondi e dolci anche se già sapevo che, per questioni tecniche familiari, la mia scelta sarebbe andata su una pasta. Alla fine ho deciso per quella riportata nel post Sulla scia del sedanino rigato ...
Non ho usato i sedanini ma, visto che li ho trovati freschi al super, i friselli pugliesi.
Rispetto alla ricetta originale ho leggermente modificato la cottura di salsicce e zucchine e ho aggiunto la ricotta per dare un po' di cremosità in più al piatto e i grissini frantumati per la nota croccante.


venerdì 23 settembre 2016

GNOCCHI DI PATATE AL BURRO FUSO CON VONGOLE E CREMA DI PANE


Quando ho letto il tema del mese dell'MTC, scelto dalla carissima Annarita del blog Il bosco di alici, sono stato felice perché gli gnocchi di patate sono uno dei miei piatti preferiti.
Come tutti credo, ho il ricordo di mia nonna Anna che preparava gli gnocchi per noi nipoti e che ci consentiva di dare una mano a rigarli. Dovevamo però promettere di non mangiarli crudi (e qui partiva la frase terroristica) "perché se li mangiate crudi si attaccano alle pareti dello stomaco e poi deve intervenire il dottore per farli sparire". La storiella funzionava quando si era proprio piccoli poi, o è arrivata la consapevolezza che la storia non fosse vera o non si riusciva a resistere al desiderio di contravvenire alle regole (e in questo ero davvero bravo) e partiva l'assaggio cercando di non farsi vedere il che non ci riusciva praticamente mai. Quante belle vacanze mi sono fatto da mia nonna. Al mattino si andava a giocare con gli altri ragazzini del caseggiato o nel cortile o nella vicina brughiera dove c'era una balera con la pista in cemento. La sirena delle 12 della Siae Marchetti ora Augusta Westland ci segnalava che si doveva rientrare per il pranzo. Mangiavo con i nonni e mio zio poi lui rientrava in fabbrica e io andavo da mia zia Lisa che lavorava in casa e ricamava le coperte per una ditta della zona. Il mio compito era di tagliare i fili che spuntavano dal retro del ricamo. Mi dava 5 lire a ricamo ma ero abbastanza veloce, tanto che verso le 15 mi pagava e io andavo all'oratorio a prendere il gelato e a giocare. Poi di nuovo da mia nonna che mi mandava in un negozio che vendeva di tutto a fare la spesa con il libretto dove venivano annotate tutte le spese che sarebbero state saldate a fine mese all'arrivo della pensione. Il problema era che mia nonna spesse volte non mi diceva tutto quello che dovevo comprare ed è capitato che mi facesse andare avanti e indietro 3-4 volte. All'andata non c'era problema perché abitava in cima al paese e quindi era tutta discesa ma il ritorno con il peso della spesa era molto più duro.
Forse è stato proprio durante queste vacanze che mi è nata la passione per il volo. Mio zio mi raccontava dell'assemblaggio degli aeroplani e la casa di mia nonna era lungo il rateo di discesa (allora non sapevo che si chiamasse così) degli aerei che atterravano sulla pista della Siae Marchetti. Ricordo quando sentivo il rumore correvo sulla terrazza, al secondo e ultimo piano, per vederli passare. Erano talmente vicini che si vedeva benissimo il pilota. Oltre ai classici aerei da turismo mi piacevano da impazzire i Fairchild un aereo da trasporto con il doppio timone di coda che faceva un rumore pazzesco.
Che bei tempi. Ci accontentavamo di poco ma quel poco ci rendeva felici.

Fairchild (foto dal web)

sabato 25 giugno 2016

LA PIZZA VERACE NAPOLETANA


Ci sono periodi in cui mi piace fare e mangiare le stesse cose e uno dei cibi che più subiscono questa mia abitudine è la pizza. In questo periodo vado di Capricciosa ma c'è stato il periodo della quattro o cinque formaggi bianca, della scamorza e speck, della salciccia , funghi e grana, di tante altre e del calzone farcito.
Avevo 19 - 20 anni quando la mia pizza era il calzone farcito.
All'epoca, appena diplomato, in attesa di meglio avevo trovato lavoro come magazziniere presso il deposito di Brescia della Pirelli Cavi. Lavoro che mi occupava quasi completamente al mattino ma che al pomeriggio mi lasciava la possibilità di preparare un paio di esami di ingegneria in attesa che il rinvio del servizio di leva diventasse un atteso esonero.
Il week end lo trascorrevo di norma da mio padre a Gallarate; il sabato dandogli una mano nel suo lavoro e la domenica facendo escursioni in montagna, soprattutto in Val D'Ossola.
Il sabato sera mio padre non mangiava mai per cui andavo in una pizzeria vicino a casa, Il Ciclope, e ordinavo la mia birra media con il calzone farcito. Ero così abitudinario che ero arrivato al punto che entravo, mi sedevo, chiaramente sempre allo stesso tavolo, e senza ordinare arrivava la mia cena. In uno di questi week end mi fece conoscere un suo cliente che si occupava di impiantistica elettrica e che aveva solo 3 anni più di me. Antonio, questo il suo nome; origini napoletane e carica di simpatia contagiosa. Di solito, al sabato sera, mio padre si ritirava presto e io andavo al cinema. Dopo aver conosciuto Antonio il mio sabato sera venne stravolto e rivoltato come un calzino. Antonio mi disse: "Basta cinema. Da adesso in poi discoteca."
Ora, io e la discoteca non siamo mai andati molto d'accordo anche perché non è che il ballo mi attirasse molto.
Comunque mi venne a prendere verso le dieci di sera con la sua Rover 3500 Coupé, una macchina fantastica con interni incredibili, un gran motore e un consumo vicino a quello di una Ferrari; per fortuna pagava lui. Mi disse che non dovevamo arrivare troppo presto per cui andammo a berci una caffè ad Arona, sponda piemontese del lago Maggiore e dopo una bella chiaccherata ci avviammo verso la discoteca La Selva di Vergiate. Molto frequentata da milanesi in quanto i DJ erano quelli che all'epoca andavano per la maggiore nelle radio milanesi: Federico l'olandese volante, Leopardo, Albertino, solo per citarne alcuni.
Antonio si era occupato dell'impianto luci per cui il gestore lo faceva entrare gratis e non pagava nemmeno le consumazioni e io che ero con lui, idem.
Quando entrammo c'era già tanta gente anche se la serata disco non era ancora incominciata. Si usa va fare un'oretta di musica d'ascolto prima di scatenare le danze. Appena entrati mi portò verso le consolle, che erano poste un po' più in alto rispetto alla pista, e cominciò a salutare i suddetti DJ con baci e abbracci presentandomi con il suo più caro amico. Io pensavo fosse finita lì quando, non ricordo se fosse stato Federico o Leopardo, prese in mano il microfono e con la voce impostata come si usava allora: "Wow, un applauso per i nostri amici Antonio e Gianni, wow, wow, che stasera sono qui con noi e hanno voglia di vedervi ballare. Dai tutti in pista". L'effetto di quella sparata lo compresi solo poco dopo quando abbandonammo la zona DJ. Non eravamo ancora arrivati a livello pista che una decina di ragazze voleva conoscerci. Credetemi. Non ho mai conosciuto tante ragazze in una volta come quella sera, nemmeno ai raduni MTC e AIFB. Passammo una bellissima serata alla Selva fino alle due, poi, visto che si approssimava l'orario di chiusura, andammo in un locale a Gallarate che stava aperto fino al mattino dove incontrammo diverse persone che avevamo conosciuto prima. Tornai a casa che erano le 5. Mi misi a letto e ... alle 6 mio padre viene a svegliarmi visto che dovevamo andare in montagna. Noooo. Mio padre era un martello. Non arrivavi a un minuto tra una chiamata e l'altra e io continuavo a rigirarmi nel letto visto che nessuna parte di me voleva abbandonarlo. Questo fino a quando mio padre cominciava a ripetere cantilenando: "Alla sera leoni, alla mattina coglioni". Questo proprio non lo sopportavo e mi alzavo. Avevo passato un sabato serata stupenda e una domenica da incubo.
Ripetemmo le nostre serate molte volte e anche se erano sempre uguali, tipo, per chi l'ha visto, il film "Il giorno della marmotta", mi sono sempre molto divertito anche perché dalla volta successiva l'impegno della gita in montagna con mio padre fu sospeso.
Smisi di andare a Gallarate quando non fu necessario andare a dare una mano a mio padre e a Brescia aprì un locale splendido che rimase unico nel suo genere, il Discover. Locale ricavato in un vecchio cinema teatro in cui potevi accedere solo se in possesso di apposita tessera che non costava moltissimo ma che veniva data, in numero chiuso, ad insindacabile giudizio dei proprietari oppure se eri accompagnato da uno con la tessera. Il bello del locale era che la pista da ballo era ricavata sul palco, in platea divanetti e poltroncine e in galleria delle piazzole dove c'erano dei tavolini e dove la musica arrivava attenuata e potevi scambiarti due parole. Si pagava l'ingresso solo il venerdì e il sabato mentre al giovedì e alla domenica pagavi solo la consumazione. Una sera venne come DJ Leopardo e ci salutammo molto volentieri. Purtroppo non durò molto per questioni di "vicinato" leggasi ripicche di altre discoteche della zona. Provarono a riaprirlo un anno dopo con ingresso libero ma, tolto l'abbrivio iniziale non raggiunse mai il livello del primo.